Chichibio e la gru riassunto breve: analisi, commento, schema

Chichibìo e la gru è una novella del Decameron, l’opera più conosciuta di Giovanni Boccaccio. Più precisamente il Decameron (o Decamerone) è una raccolta di cento novelle, scritta intorno al 1350, che vengono narrate da un gruppo di sette donne e tre uomini che si ritrovano fuori da Firenze per sfuggire alla terribile epidemia di peste nera. Chichibìo e la gru è raccontata da Neifile ed è la quarta novella della sesta giornata. Il tema sono le risposte argute e la regina è Elissa. Qui di seguito troverete il riassunto breve della trama, l’analisi e il commento dei personaggi, degli avvenimenti principali e della morale per studiare l’argomento per la prima volta o per ripetere in vista di interrogazioni e verifiche. 

Chichibìo e la gru, riassunto breve di 10 righe: di cosa parla la novella

Partiamo da un riassunto di circa 10 righe di Chichibìo e la gru (si considerano le righe su Microsoft Word). Chichibìo è il cuoco veneziano di Currado Gianfigliazzi, un signore fiorentino piuttosto conosciuto; quest’ultimo, durante una battuta di caccia, trova una gru grassa e fresca e la porta con sé per farla cucinare al protagonista della novella.

Chichibìo, però, infatuato di Brunetta e in seguito alle suppliche di quest’ultima, decide di donarle una gamba della gru, portandone in tavola al suo signore e ai suoi ospiti soltanto una. In seguito all’ira di Currado e per difendersi dalle accuse, il cuoco afferma che questo uccello ha una gamba sola.

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Il padrone decide di non punire immediatamente il servitore, avendo ospiti, ma il giorno dopo lo porta all’alba a constatare quante gambe abbiano davvero le gru. Dapprima si vedono gru ritte su una gamba sola, ma basta un semplice grido del signore per farle correre via su entrambe le gambe.

A questo punto, a Currado, pronto a punirlo, Chichibìo risponde con una battuta di spirito dicendo che se la sera prima il padrone avesse egualmente gridato anche in quel caso sarebbe comparsa la seconda gamba alla gru. La novella finisce con la risata di Currado che, divertito dall’affermazione del cuoco, decide di non punirlo più.

Chichibìo e la gru, riassunto semplice per bambini

La trama è ulteriormente sintetizzabile con un riassunto semplice per bambini: Chichibìo si trova nei pasticci perché ha fatto mangiare alla bella Brunetta la coscia di una gru; questa gru, però, doveva essere mangiata a cena dal padrone Currado che si è insospettito quando ha visto solo una gamba nel piatto.

Chichibìo cerca di far credere a Currado che tutte le gru abbiano una sola gamba ma il padrone non gli crede e vuole punirlo. Il giorno dopo va insieme a lui a vedere quante gambe avessero davvero le gru: all’inizio si vedono gli animali ritti su una sola gamba; poi però, gridando, Currado fa correre via le gru e si vedono ben due gambe.

Chichibìo è arguto e riesce a farla franca dicendo a Currado che, se avesse gridato anche la sera prima quando gli è stata portata la cena, la gru del piatto avrebbe tirato fuori anche la seconda gamba. Il servo riesce così a far ridere il padrone evitando la punizione.

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Chichibìo e la gru, divisione in sequenze: gli avvenimenti principali

Vi proponiamo qui di seguito la divisione in sequenze di Chichibìo e la gru; nel complesso possiamo evidenziare sei passaggi narrativi:

  • Currado prende una gru e, tornato a casa, chiede al suo cuoco di cucinarla;
  • Brunetta chiede una coscia della gru a Chichibìo, che cede e gliela dona;
  • Durante la cena Currado richiama il cuoco per sottoporgli la questione e quando Chichibìo accampa una scusa poco credibile il padrone chiede una prova;
  • Il giorno dopo cuoco e padrone partono per dimostrare quale sia la verità sulla diatriba;
  • Currado sbugiarda Chichibìo;
  • Il cuoco si giustifica con una battuta di spirito e Currado, divertito dal cuoco, decide di perdonarlo.

Chichibìo e la gru analisi e commento: personaggi, morale e temi, figure retoriche

L’analisi e il commento di Chichibìo e la gru non può che partire dai personaggi: Chichibìo, Brunetta e Currado. Il primo rappresenta per Boccaccio colui che riesce a tirarsi fuori da una situazione di pericolo con una battuta di spirito; la seconda è la tentatrice che riesce a corrompere il protagonista; il terzo è il padrone di Chichibìo che tra le altre cose valorizza la battuta di spirito del servo decidendo alla fine di non punirlo.

Nella novella sono messi di fronte due ambienti sociali e due classi diverse; attraverso l’arguzia giocosa del rappresentante della classe inferiore, però, appare quasi possibile una sorta di eguaglianza in nome dei valori dello spirito. La novella è piuttosto breve e nessuno dei personaggi, a differenza di ciò che accade in altri parti del Decameron, rivela un particolare spessore psicologico (risultando quindi tutti personaggi piatti).

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Dal punto di vista linguistico e retorico va sottolineata la capacità di Boccaccio di creare una netta differenza tra il modo di esprimersi di Chichibìo, più semplice e immediato, e con un’eco dialettale del veneziano, e quello di Currado, con un linguaggio, seppur comunque popolaresco, più equilibrato e attento.

Riguardo alla morale di Chichibìo e la gru una nota di interesse è la mancanza di un sistema di valori stabilito: Chichibìo, privando di una parte la cena del padrone, ha commesso un furto da un punto di vista sociale e un peccato da quello morale; il moto di spirito finale, tuttavia, è in qualche modo in grado di riequilibrare il precedente “dislivello morale”: una sorta di relativismo etico tipico del genio di Boccaccio.

Per concludere si può dire senza dubbio che, pur non essendoci una vera e propria morale, la novella fa capire che l’ironia permette di superare il dislivello delle classi sociali e consente alle persone umili di cavarsela anche dinanzi ai potenti.