Atena e Telemaco riassunto e parafrasi, spiegazione con mappe

Il riassunto di Telemaco e Atena con parafrasi e spiegazione deve essere attentamente studiato per poter capire lo svolgersi del ritorno di Ulisse a Itaca e qual è il ruolo di suo figlio all’interno della storia dell’Odissea, il monumentale libro di Omero. La dea non incontra per caso Telemaco, ma decide di sua spontanea volontà di palesarsi a lui e spingerlo a intraprendere un viaggio che lo renderà più saggio e coraggioso, un degno erede della stirpe di Laerte (il padre di Ulisse). La sintesi di Atena e Telemaco del primo libro dell’Odissea è di fondamentale importanza per afferrare molti concetti dell’opera e, unendo anche lo studio delle mappe concettuali, risulta più semplice memorizzare tutto.

Atena e Telemaco, riassunto scena Odissea libro 1

Dopo il Concilio degli dei, durante il quale Zeus promette ad Atena di liberare Ulisse (o Odisseo) dalle grinfie di Calipso, la dea si mette subito all’opera: deve far sì che il destino si compia grazie all’azione di Telemaco, il figlio di Ulisse. Travestendosi dal vecchio amico di Ulisse, Mente, re dei Tafi, si prepara a dispensare consigli a Telemaco sul suo prossimo viaggio, volto a raccogliere informazioni sul padre.

La dea gli spiega che dovrà incontrare per primo il saggio Nestore, grande protagonista della Guerra di Troia, nonostante la sua veneranda età, e poi Menelao, il marito di Elena: lui è stato l’ultimo ad aver messo i piedi sulla sua terra natale. Questo significa che potrebbe avere diverse notizie sul destino che è toccato al padre di Telemaco; quest’ultimo lo ha visto per l’ultima volta quando era solo un bambino e non ha ricordi legati a lui. Sa, però, che è uno degli eroi più coraggiosi: la descrizione fisica, caratteriale e psicologica di Odisseo che verrà fatta da chi ha avuto il privilegio di conoscerlo supererà le aspettative del figlio.

Sul finire del primo canto dell’Odissea, Atena e Telemaco si lasciano con una promessa: se Ulisse dovesse mai ritornare a Itaca, dovrà avvenire un prezioso scambio di doni. Telemaco, dunque, dovrà riservare qualcosa di grande valore a Mente (Atena) e quest’ultimo dovrà ricambiare il gesto. Un gesto fondamentale affinché la profezia del ritorno di Ulisse possa avere luogo.

Parafrasi Atena e Telemaco

La parafrasi dell’incontro di Atena e Telemaco è stata realizzata seguendo la traduzione italiana dell’Odissea del famoso Ippolito Pindemonte, traduttore, poeta e letterato attivo a Verona nel 1800. Il dialogo di Telemaco e Atena avviene nel primo canto dell’Odissea e verte sulla possibilità del ritorno di Ulisse, sulla raccolta di informazioni circa il destino dell’eroe dopo la Guerra di Troia e sul viaggio di Telemaco per poter ritornare a casa più forte di prima e con la viva speranza di poter riabbracciare suo padre. L’incontro fra Telemaco e Atena comincia col verso 113 del primo libro dell’Odissea e termina al verso 444, quando il figlio di Ulisse riflette sul consiglio della dea di lasciare Itaca per approdare a Pilo, prima, e a Lacedemone, poi.

Telemaco accoglie Mente

113-125: Fu Telemaco, simile a un Dio, a vedere Atena. Lui sedeva avvilito fra i principi rivali, sognando il ritorno del suo nobile padre: solo così sarebbero stati scacciati tutti i pretendenti al trono e avrebbe potuto riprendere il suo potere e regnare su Itaca. Mentre sognava tutto questo, vide la dea e le andò incontro nel portico, sdegnato perché lo straniero era rimasto troppo a lungo davanti alla porta; allora gli si avvicinò, gli prese la mano destra, tolse l’asta dalla punta di bronzo e, modulando la propria voce, gli disse con parole leggere: “Salve, straniero. Da noi verrai accolto calorosamente e, dopo aver trovato ristoro, ci dirai quello di cui abbisogni”. Dopo aver detto queste parole, si mosse e Pallade Atena seguì il suo incedere.

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180-189: “Io sono l’illustre Mente, il figlio del coraggioso Anchialo, sono il re dei Tafi, navigatori di immenso talento. Sono giunto qui con la mia nave e i miei compagni di viaggio durante il mio navigare sul nero mare per andar incontro ad altri popoli: ero inizialmente diretto a Temese per ottenere del rame; io, invece, porto in cambio ferro lucente. La mia nave si trova verso i campi, quelli lontani dalla città, precisamente nel porto di Reitro, sotto il Neio boscoso. Possiamo vantarci di essere ospiti l’uno dell’altro fin da quando i nostri padri erano giovani: chiedi pure conferma al nobile Laerte”.

Ulisse non è morto: la profezia di Atena a Telemaco

194-205: “Sono giunto qui da te perché mi avevano detto che tuo padre aveva fatto ritorno, ma probabilmente gli dei gli impediscono di tornare. Non è certamente morto, Odisseo glorioso, lo trattiene il vasto mare: forse uomini infidi e malvagi lo trattengono su un’isola contro la sua volontà. Io oggi ti farò una predizione che mi è stata posta nel cuore dagli dei e sono convinto che avrà la sua realizzazione, anche se non sono un indovino e nemmeno un interprete del volo degli uccelli: lui non sarà lontano da Itaca ancora per molto, neanche se a intrappolarlo ci fosse una catena fatta di ferro. Lui saprà come far ritorno alla sua patria perché l’astuzia è la sua arma”.

215-220: “Mia madre Penelope mi ripete che sono figlio di Odisseo, ma io non ne ho certezza perché nessuno può conoscere il proprio ceppo contando sulle proprie forze. Mi piacerebbe essere il figlio di un uomo felice, raggiunto dalla vecchiaia, che vive fra i suoi agi. Ma l’uomo di cui dicono che io sono il figlio è il più sfortunato fra i mortali”.

280-292: “Imbarcati immediatamente sulla miglior nave da venti remi e vai in cerca di informazioni su tuo padre, che da troppo tempo è lontano da casa, sia che te le diano i mortali sia che te le dia Zeus. Prima di tutto, recati a Pilo per poter parlare col saggio Nestore; dopodiché, dirigiti verso Lacedemone, dal biondo Menelao. Lui, fra gli Achei dalla corazza di bronzo, è stato l’ultimo a metter piede su terra natìa. Se verrai a conoscenza di qualche notizia su tuo padre, anche se sei tormentato dai Proci, sarai in grado di sopportarli ancora per un anno; se, invece, verrai a conoscenza della sua morte, allora, appena tornerai, gli dovrai costruire un tumulo per rendergli gli onori funebri e affidare tua madre a un nuovo marito”.

Telemaco come Oreste: vendetta e grande viaggio

297-302: “Non hai più l’età da comportarti da ragazzino. Non sai, forse, quanta fama ha ottenuto fra i mortali Oreste glorioso per aver ucciso il traditore Egisto, colui che aveva ucciso il padre famoso Agamennone. Anche tu, mio caro Telemaco, considerata la tua forza, sarai in grado di rendere orgogliosi di te tutti i tuoi discendenti!”.

316-323: “Questo dono che intendi offrirmi, me lo darai al mio ritorno, così potrò portarlo alla mia dimora. Scegline uno meraviglioso e sarai ricambiato con un altro dotato di stesso valore”. Dopo aver detto queste parole, andò via la dea dagli occhi lucenti, volando in alto come un uccello; riuscì a trasmettere forza e coraggio nel cuore di Telemaco: il ricordo del padre ritornò in lui e divenne più intenso. Telemaco, riflettendo su quello che gli è accaduto, rimase stupefatto: arrivò a capire che a parlargli è stata una divinità.

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443-444, conclusione del primo libro: Avvolto da morbide coperte di lana, Telemaco pensò, per l’intera notte, al viaggio di cui aveva parlato assieme alla dea Atena.

Atena e Telemaco, Odissea libro 1: analisi e commento

Nell’importante incontro fra Telemaco e Atena nel canto I dell’Odissea, emergono elementi fondamentali per lo svolgimento della storia e il ritorno di Ulisse a Itaca. Primo fra questi, è lo struggente ricordo di Telemaco di Ulisse: nel suo cuore vive la speranza di poterlo riabbracciare, ma i dubbi lo assalgono quando conversa con Atena (che veste i panni di Mente); arriva addirittura a pensare che probabilmente non è lui il vero figlio dell’eroe, mettendo in discussione la sua discendenza. Questo, però, è un momento di sconforto del giovane con cui viene dimostrata tutta la sua fragilità di essere umano.

La lontananza fisica fra padre e figlio aumenta notevolmente anche la distanza fra presente e passato: Ulisse è un ricordo nella mente di Telemaco che, giorno dopo giorno, sbiadisce sempre più ma, nonostante questo, ha in sé una speranza di ritrovarlo che dura da 20 anni; speranza che viene rafforzata dalle parole di Atena, la quale lo spinge ad abbandonare il suo immobilismo all’interno del palazzo, non ponendo più le sue attenzioni sui soprusi dei Proci, ma concentrando le sue energie sulla ricerca di informazioni riguardanti la sorte toccata a Odisseo.

Atena, quindi, permette a Telemaco di passare da uno stato di quiete a uno di azione, per diventare così parte attiva della storia. Il desiderio di incontrare il padre rinfocola la voglia di allontanare per sempre i Proci da Itaca ed evitare a sua madre Penelope l’umiliazione di sposare uno di loro. La vendetta diviene quindi la missione che muoverà Telemaco verso nuove terre, verso nuovi personaggi, verso una crescita personale che lo renderà un guerriero meritevole di fama.

Telemaco è convinto che il desiderio di giustizia non potrà più essere scalfito per via della sua presa di coscienza della divinità di Mente: intuisce che, dietro a quell’uomo che si è presentato come il re dei Tafi, ci sia in realtà un essere divino capace di aiutarlo nella sua battaglia contro i Proci.

Perché Atena esorta Telemaco a comportarsi come Oreste?

Durante il primo dialogo di Atena e Telemaco nell’Odissea, la dea esorta il ragazzo a comportarsi come Oreste. Deve essere, per lui, un modello da seguire. Oreste, giovanissimo, ha messo in atto la sua vendetta uccidendo Egisto (cugino di Menelao e Agamennone) e sua madre Clitennestra, i quali si erano macchiati del crimine di aver assassinato suo padre Agamennone.

Dopo aver abbandonato, da bambino, per non venire ucciso da Egisto, il palazzo regale di Micene, vi fa ritorno solo da adulto, diventando il vendicatore del padre. Egisto, dal canto suo, aveva ucciso suo cugino Agamennone per vendicare suo padre Tieste, ucciso proprio dal marito di Clitennestra e da Menelao.

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Ma perché Clitennestra ha deciso di tradire Agamennone? Perché quest’ultimo, prima della Guerra di Troia, ha sacrificato la loro figlia Ifigenia per poter ottenere il vento dagli dei utile nel raggiungere il territorio nemico. Anche Clitennestra, dunque, è stata guidata dalla vendetta.

Telemaco deve essere come Oreste: vendicare il padre sbarazzandosi dei Proci, senza ovviamente assassinare sua madre Penelope, la quale è vittima tanto quanto lui e continua a tessere la tela pur di non sposarsi con uno dei nobili.

Perché Atena assume le sembianze di Mente?

Mente è il personaggio con cui Atena appare a Telemaco. La scelta è ricaduta su questo personaggio in quanto vecchio amico, molto stimato, della famiglia di Ulisse e soprattutto dal padre di quest’ultimo, Laerte. Non va confuso con Mentore, caro amico di Ulisse al quale quest’ultimo ha affidato Telemaco quando ha dovuto abbandonare Itaca per dirigersi alla volta di Troia. Atena veste dunque i panni di Mente nel primo libro dell’Odissea; nel secondo, invece, quelli di Mentore. Entrambi i personaggi vengono scelti da Atena proprio per le loro qualità di guide dai preziosi consigli.

Significato del nome Telemaco: che cos’è la Telemachia nell’Odissea?

I primi quattro libri dell’Odissea convergono in quella sezione dell’opera denominata Telemachia, che può essere tradotto con “poemetto su Telemaco“. Lui, infatti, è il protagonista di questi libri, prima che Omero approfondisca il mirabolante viaggio di Ulisse. La Telemachia viene considerato come il primo romanzo di formazione della storia della letteratura occidentale: con l’aiuto di Atena, Telemaco prende coscienza delle proprie debolezze e del crogiolarsi in un ritorno del padre, per mettersi in viaggio e scoprire la verità. Il ragazzo, sin dalla sua nascita, deve sopportare il peso della lontananza del padre: il significato del nome Telemaco ècolui che combatte da lontano“, in riferimento alla Guerra di Troia e alle peripezie per mare che avrebbe poi visto protagonista proprio Odisseo.

Riassunto breve Atena e Telemaco con mappe concettuali: spiegazione facile per ripetere velocemente

Tutto ciò che è stato spiegato finora è racchiuso nel riassunto breve su Atena e Telemaco dell’Odissea, che consente di memorizzare meglio i concetti principali; non mancano nemmeno le mappe concettuali, utili per poter ripetere velocemente, investendo pochi minuti del proprio tempo. Sono strumenti funzionali per un tipo di apprendimento davvero efficace del dialogo fra Telemaco e Atena del primo libro dell’Odissea.

I primi quattro libri dell’Odissea compongo la Telemachia, la parte dell’opera dedicata al figlio di Ulisse. Nel primo libro, Atena si presenta a Telamaco spacciandosi per Mente, re dei Tafi e amico di lunga data della famiglia di Ulisse. La dea lo esorta a essere coraggioso come Oreste (vendicatore del padre Agamennone) e di intraprendere un viaggio atto a raccogliere informazioni sulla sorte di Ulisse. Telemaco, grazie all’incontro con Atena, ritrova il coraggio per poter affrontare i Proci e liberare sua madre Penelope da un matrimonio non voluto.