Sono una creatura parafrasi, analisi, commento: riassunto + mappa

L’esperienza diretta della Prima Guerra Mondiale è testimoniata da uno dei massimi maestri del Novecento, Giuseppe Ungaretti, che con versi brevi ma potentissimi è riuscito a trasmettere il senso di angoscia e solitudine, e tutta la sofferenza dei soldati al fronte e più in generale dell’essere umano nella devastazione di un conflitto globale. Di seguito trovate parafrasi, analisi e commento di Sono una creatura, una delle poesie più note di Ungaretti sintetizzabile nei versi della celebre metafora “La morte si sconta vivendo”. Il riassunto e le mappe finali vi permetteranno di studiare e ripetere velocemente in vista di interrogazioni e compiti.

Sono una creatura testo

Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo

Parafrasi Sono una creatura

Il mio pianto che non si vede è come questa pietra del San Michele, così fredda, dura, arida, resistente alle temperature, così totalmente senz’anima. Vivendo (così) si sconta il fatto di non esser morti.

Significato del titolo Sono una creatura

Il significato del titolo Sono una creatura sintetizza il senso di tutto il componimento e rappresenta un’importante ammissione di esistenza: in un contesto in cui la guerra tende a disumanizzare Ungaretti afferma con forza di essere un uomo, sottolinea la propria condizione di essere umano nonostante l’orrore che lo circondava.

Sono una creatura commento

La prima parte della poesia è costruita attorno alla similitudine tra la roccia del San Michele e l’animo del poeta. Perché proprio la roccia del San Michele? Ungaretti si arruolò volontario nella Prima Guerra Mondiale e come si nota sin da subito sta scrivendo dal fronte friulano: Valloncello di Cima Quattro si trova nel Carso, a Gorizia, in Friuli, e il 5 agosto 1916 l’Italia era entrata in guerra da circa un anno. La prima raccolta poetica di Ungaretti, Porto sepolto, è proprio una sorta di diario di guerra, che sarà continuamente rivisto e ampliata fino all’uscita di Vita d’un uomo.

La similitudine mette in evidenza lo stato d’animo di Ungaretti che ormai combatte da tempo ed è circondato solo da morte e sofferenza. La descrizione della pietra diventa progressivamente una proiezione dell’interiorità del poeta: la roccia è fredda, arida, totalmente senz’anima, come chi vive la guerra. Non c’è più spazio per il dolore visibile: il pianto “non si vede”, è interno, inesprimibile. La guerra non ha pietà e trovarsi a giacere con i compagni morti, come in Soldati, o a vivere nella distruzione totale, come in San Martino del Carso, prosciuga l’anima. La sofferenza è forte al punto da aver svuotato emotivamente Ungaretti.

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La metafora finale: “La morte si sconta vivendo”

Il vuoto è racchiuso nelle poche ma potentissime parole della metafora finale della poesia: La morte | si sconta | vivendo. Sono versi paradossali, poiché nessuno si aspetta che vivere significhi morire, ma sintetizzano perfettamente il senso della poesia: il prezzo da pagare per chi non è morto è quello di vivere soffrendo; vivere è come morire un po’ alla volta, è un supplizio per chi è costretto a combattere e a sopportare il peso del dolore e della morte. Ungaretti ha cambiato prospettiva rispetto agli inizi: si è arruolato come volontario per rafforzare il suo legame con l’Italia, essendo egli nato ad Alessandria d’Egitto, ma ha poi compreso gli orrori del conflitto.

Sono una creatura analisi: stile e figure retoriche

Lo stile di Sono una creatura è quello tipico del primo Ungaretti, com’è noto influenzato dal Futurismo e dal Simbolismo. Dal Futurismo il poeta eredita l’uso di versi estremamente brevi, talvolta ridotti a una sola parola, l’eliminazione o la drastica riduzione della punteggiatura e la netta rottura con la metrica tradizionale italiana. Sono tutte caratteristiche che emergono chiaramente anche a una veloce lettura della poesia, la quale è caratterizzata proprio da versi brevi, spezzati da numerosi enjambement, e da assenza di punteggiatura; come ci si aspetta dallo scrittore, egli non segue neanche la metrica tradizionale.

Lo stato d’animo del poeta è descritto con una climax, cioè usando aggettivi che indicano una qualità sempre più intensa: la pietra è prima fredda, poi dura, prosciugata, refrattaria e arriva ad essere totalmente disanimata, cioè priva di energia, come lo stato d’animo di chi ha vissuto la guerra e ne è stato svuotato. La forza dei singoli aggettivi è inoltre amplificata dall’uso anaforico di così e dal fatto che il poeta riserva un verso a ogni aggettivo, fino ad arrivare a riempire un verso intero con una parola soltanto, disanimata, l’apice della climax. La fonetica stessa comunque contribuisce a disegnare uno scenario di sofferenza e disperazione con l’allitterazione di suoni come d, t e r nella serie di aggettivi dura, prosciugata ecc.

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Dal Simbolismo deriva la predilezione per una parola densa di significati, capace di evocare suggestioni profonde e penetrare nella realtà attraverso simboli e corrispondenze segrete. In questo caso Ungaretti usa la similitudine, tra le principali figure retoriche analogiche, per paragonare, quindi creare una corrispondenza, tra il suo stato d’animo e le rocce del San Michele. La pietra del Carso è dunque al contempo un oggetto fisico e un simbolo.

Riassunto breve Sono una creatura Ungaretti con mappa

Vi proponiamo di seguito il riassunto breve di Sono una creatura mentre in apertura troverete una raccolta di mappe su Giuseppe Ungaretti, sulla sua vita e sulle sue opere, e sulle sue poesie principali.

La poesia Sono una creatura esprime con intensità la condizione dell’uomo in guerra, devastato dalla sofferenza ma ancora vivo, come si nota già dal titolo, che è un’ammissione di esistenza nonostante tutto.

Scritta il 5 agosto 1916 al Valloncello di Cima Quattro, sul fronte del Carso, la poesia nasce dall’esperienza diretta del conflitto. Il poeta si era arruolato nella Prima Guerra Mondiale per rafforzare il suo legame con l’Italia ma comprende ben presto il suo errore. Il proprio stato d’animo è paragonato alla pietra del San Michele, simbolo di durezza e aridità: è una similitudine che sottolinea lo svuotamento emotivo del poeta, rappresentato efficacemente con la climax di aggettivi fredda, dura, prosciugata, refrattaria, disanimata. La sofferenza è intensificata anche dalle allitterazioni in d, t, r, suoni duri che creano un’atmosfera aspra e drammatica.

La poesia si chiude con la potente metafora finale “La morte si sconta vivendo”, che ribalta l’idea comune: non è la morte il vero supplizio ma la sopravvivenza stessa, la quale impone il peso della memoria e del dolore.

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Lo stile è quello tipico del primo Ungaretti, influenzato dal Futurismo (versi brevissimi, assenza di punteggiatura, rottura con la metrica tradizionale) e dal Simbolismo (parole evocative e ricorso a figure analogiche), i quali caratterizzano gran parte della sua produzione sull’esperienza diretta della guerra.

Test su Sono una creatura e Ungaretti

Di seguito trovate un quiz su Sono una creatura con cui mettervi alla prova e al tempo stesso ripetere, visto che per ogni risposta sbagliata è prevista la correzione. Se volete testare ulteriormente le vostre capacità questo test su Ungaretti farà al caso vostro.

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Test letteratura italiana

Sono una creatura, Ungaretti

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