Il riassunto sulla Scuola siciliana che leggerete ne mette in evidenza gli aspetti principali per consentirvi di studiare e ripetere velocemente in vista di verifiche orali o compiti scritti. Troverete anche i principali riferimenti storici per potervi orientare senza sbagliare e comprendere a pieno questa fase importante della letteratura italiana, in particolare per la poesia. Buono studio!
Scuola Siciliana periodo: la cultura a corte di Federico II
Il periodo della Scuola Siciliana è quello che corrisponde al governo di Federico II, grande imperatore della storia medievale che ottenne il Regno di Sicilia grazie al matrimonio combinato tra Enrico VI e Costanza d’Altavilla. La sua era una corte itinerante, anche se il suo cuore era a Palermo, ed era composta da artisti di diverse origini e culture, visti i dominatori che si erano succeduti nella città: arabi, ebrei, greci, ecc.
Federico II era un grande amante della cultura, ed è per questo che è passato alla storia come stupor mundi ‘meraviglia del mondo’. A corte quindi non poteva che fiorire l’arte con la Scuola Siciliana, composta da poeti non tutti siciliani ma che frequentavano spesso Palermo.
Più in generale la Scuola rientra nel progetto di Federico II di gestire lo Stato in modo avanzato e moderno: egli infatti volle creare un’università, l’attuale “Federico II” di Napoli; promulgare una Costituzione avanzata, le “Costituzioni di Melfi”; infine dare alla letteratura una lingua ufficiale sovraregionale, il siciliano illustre (i documenti ufficiali invece continuavano ad essere scritti generalmente in latino).
La Scuola Siciliana fiorì tra il 1230 e il 1250, e crollò a causa delle congiure contro Federico II. Alla sua morte la Scuola andò dissolvendosi fino a scomparire definitivamente nel 1266 con la morte del figlio Manfredi nella battaglia di Benevento.
Scuola Siciliana poeti: chi era l’artista di corte
Tra i poeti della Scuola Siciliana spicca Giacomo da Lentini, soprannominato il “Notaro”, inventore del sonetto, a cui si aggiungono lo stesso imperatore Federico II, Cielo d’Alcamo, celebre per il contrasto Rosa fresca aulentissima, il giudice Guido delle Colonne, i funzionari Odo delle Colonne e Pier della Vigna, ecc.
Tali poeti scrivevano di amore seguendo il modello dell’amore cortese senza affrontare altri temi poiché intendevano la poesia come uno svago dal lavoro amministrativo: erano infatti notai, uomini di legge, segretari, burocrati ecc.
Riassunto Scuola poetica siciliana e poesia provenzale: i temi delle poesie
A quelle distanze com’è possibile che i Siciliani avessero potuto conoscere l’amore cortese di origine francese? La questione è ancor oggi dibattuta. Di certo i trovatori francesi si erano spostati in Spagna e nell’Italia settentrionale dopo la crociata contro gli albigesi di papa Innocenzo III, che li costrinse a fuggire dalla Francia. Nonostante questo non è del tutto chiaro come la corte di Federico II conobbe la loro arte poiché non esistono prove della presenza stabile di trovatori a corte, anzi l’imperatore stesso tendeva a tenerli a distanza a causa dei toni adulatori o violenti delle poesie verso i personaggi politici. A prescindere da questo è comunque sicuro che i poeti siciliani conobbero la poesia trobadorica attraverso i libri.
Un riassunto su Scuola Siciliana e poesia provenzale non può che riguardare anche i temi, visto che il contenuto principale della poesia siciliana era proprio l’amore cortese dei trovatori. I Siciliani vi aggiunsero l’elemento riflessivo: in non poche poesie infatti i poeti si interrogarono sulla natura stessa e sull’origine del sentimento dell’amore affrontando questioni filosofiche; ne è un esempio il sonetto Amor è un desio che ven da’ core di Jacopo da Lentini.
Le differenze tra Scuola siciliana e letteratura provenzale
La poesia siciliana era libresca perché a differenza di quella provenzale, che era cantata, era destinata alla lettura tra le élite di corte. L’assenza di musica e spettacolo la trasformò in un esercizio formale il cui obiettivo divenne quello di dimostrare la propria bravura. Non si può escludere che alcuni testi venissero musicati ma in genere la circolazione delle poesie era scritta.
Cos’è il siciliano illustre: le caratteristiche principali
La lingua usata dai poeti era il siciliano Illustre, il primo volgare letterario sovraregionale della penisola elogiato anche da Dante Alighieri nel De vulgari eloquentia. La lingua dei Siciliani non poté basarsi su un solo dialetto locale perché la corte di Federico II era itinerante, quindi, in perfetta sintonia con gli obiettivi di Federico II, era necessaria una lingua letteraria che andasse oltre la sola Palermo.
Il siciliano illustre prende molto dal latino e dalla lingua d’oc, e influenzò notevolmente i poeti successivi, al punto che alcune forme poetiche si affermarono con forza nella scrittura: pensiamo per esempio alle forme monottongate come core e loco, ai condizionali terminanti in -ia come saria ‘sarebbe’, e ai suffissi come -anza e -ura.
La Scuola Siculo-toscana: la toscanizzazione dei manoscritti
Alla morte di Federico II e di Manfredi l’eredità della Scuola Siciliana fu raccolta dalla Scuola Siculo-toscana di Guittone d’Arezzo in Toscana. Essi continuarono l’opera dei Siciliani ma i manoscritti furono toscanizzati: per rendere più leggibili i testi scritti in siciliano infatti i poeti toscani li modificarono pesantemente rendendoli più simili alla propria parlata.
Spiegazione facile rima siciliana: cos’è e origine
Da tale processo di toscanizzazione derivò la rima siciliana, cioè la rima tra coppie di parole che terminano in modo simile ma non identico. Questo successe perché il sistema vocalico siciliano è diverso da quello toscano: le vocali toniche siciliane (cioè quelle accentate) sono infatti solo le cinque a, e, i, o, u mentre quelle toscane sono le sette a, è, é, i, ò, ó, u; le vocali siciliane atone (cioè quelle non accentate) sono le tre a, i, u mentre quelle toscane sono le cinque a, e, i, o, u. Considerata tale differenza, i poeti toscani hanno dovuto modificare le vocali dei Siciliani affinché i testi fossero adatti alla lettura. Vi proponiamo ora una spiegazione semplice con esempi.
Rima siciliana esempio
La rima siciliana era una rima perfetta ai tempi dei Siciliani; divenne imperfetta quando i poeti toscani iniziarono a copiare i manoscritti siciliani. Siccome il sistema delle vocali toscane era diverso da quello siciliano i Toscani cambiarono le vocali e modificarono di conseguenza anche la rima.
Facciamo un possibile esempio di rima siciliana: in siciliano le parole paisi e misi rimano perfettamente perché isi e isi combaciano. In Toscana però la forma di paisi è paesi, quindi i poeti toscani avrebbero cambiato paisi in paesi e la rima che ne sarebbe derivata, paesi : misi, sarebbe stata chiaramente imperfetta. Ciò non significa che lo fosse in origine ma che lo divenne con le correzioni toscane. Lo stesso vale per una coppia come usu : amurusu, che in siciliano rimavano perfettamente, visto che usu e usu combaciavano. Il punto è che si sarebbe passati da usu siciliano a uso toscano e da amurusu in amoroso, quindi si sarebbero trovati a rimare uso e amoroso, che non rappresentano una rima perfetta. Ancora una volta dunque la rima era perfetta in origine ma poi, toscanizzata, è divenuta imperfetta. Vediamo ulteriori esempi.
- porti : forti > porti : forte;
- vidi : cridi > vidi : crede;
- ecc.
Questa sorta di difetto nelle rime, causato dai copisti e non dagli autori originali, contribuì nel tempo a svalutare i pregi metrico-stilistici della Scuola Siciliana, dato che i manoscritti giuntici sono copie toscane.
Scuola poetica siciliana mappa + PDF
In apertura del paragrafo trovate una mappa sulla Scuola poetica siciliana mentre qui di seguito trovate un riassunto in PDF. Entrambi vi propongono un quadro chiaro degli elementi principali dell’argomento, quindi vi permetteranno di ripetere velocemente e di fissare gli aspetti essenziali.
Test Scuola poetica siciliana
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