Primi documenti in volgare italiano: riassunto, mappa, PDF

Questo riassunto sui primi documenti in volgare italiano vi permetterà di studiare e ripetere velocemente uno dei primi argomenti di lingua e letteratura che trovate in ogni manuale: i testi italiani delle origini. Non si tratta di testi letterari ma di scritti di natura pratica o giuridica che rappresentano una fonte preziosa per la nostra cultura poiché documentano le prime tracce del nostro idioma. Le mappe concettuali e la sintesi in PDF pubblicate alla fine della spiegazione vi aiuteranno a orientarvi e a fissare i concetti più rilevanti.

La variazione diacronica: come cambiano le lingue

Nessuna lingua è statica ma al contrario è soggetta a una lenta e inevitabile evoluzione nel tempo. Questo aspetto del mutamento linguistico è definito variazione diacronica. È esattamente in questo modo che il latino, parlato nell’area dell’Impero romano, si è evoluto nel corso di secoli e secoli di storia nelle lingue romanze: italiano, francese, spagnolo, portoghese, romeno, ecc. Per lo stesso motivo l’italiano dei secoli scorsi presenta differenze significative rispetto alla lingua italiana contemporanea.

Il latino classico e il latino volgare: la diglossia

Ai tempi dell’Impero romano si andarono delineando due varietà di latino: il latino classico e il latino volgare.

Il latino classico era una lingua formale e scolastica, quella della letteratura, della filosofia e dei grandi autori di riferimento come Cicerone e Virgilio; era una lingua tendenzialmente fissa, insegnata nelle scuole e usata per i documenti ufficiali.

Il latino volgare era al contrario il latino parlato quotidianamente dal popolo e dalla gente comune. Di qui il termine volgare, che non significa ‘rozzo’, ‘sguaiato’, ecc. ma proprio ‘del popolo’. Si tratta di una varietà di lingua viva e mutevole che si stava allontanando progressivamente dal modello scritto e letterario.

Si era creata quindi una situazione di diglossia poiché nella società esistevano ormai due modi diversi di esprimersi: il latino classico era riservato alla scrittura, alla cultura alta e alle istituzioni, come la Chiesa e la legge, e il latino volgare era il parlato della vita di tutti i giorni.

Il volgare nell’uso orale

Il latino parlato si è allontanato definitivamente dal latino scritto ed è emerso non come una varietà ma come una lingua distinta dal latino: il volgare; essa è di fatto la forma originaria dell’italiano attuale.

Si può notare facilmente come la nascita di una lingua sia un fenomeno che non avviene sic et simpliciter ma che è al contrario molto lungo e complesso. Inizialmente il volgare si affermò solo nell’uso orale, e solo in seguito si impose anche nell’uso scritto; pertanto non è corretto dire che l’italiano nasce con i documenti scritti poiché prima era ampiamente usato nel parlato.

Il volgare nell’uso scritto: lo sviluppo di una coscienza linguistica

La distanza tra latino e volgare si allargò al punto che i parlanti svilupparono una coscienza linguistica: questo è un aspetto fondamentale per parlare di nascita di una nuova lingua. Significa in sintesi che la società non riteneva più il volgare un modo di esprimersi ‘basso’ rispetto alla varietà ‘alta’ del latino ma una lingua completamente diversa.

I primi documenti scritti in lingua volgare

I primi documenti scritti in lingua volgare che possediamo sono atti pratici e giuridici, e non testi letterari perché inizialmente il volgare non era ritenuto degno di essere usato nella letteratura. Il Placito Capuano, che è considerato l’atto di nascita ufficiale della lingua italiana, ne è l’esempio più chiaro: si tratta del verbale redatto da un notaio.

L’Indovinello veronese è stato scritto prima del Placito Capuano, perciò potrebbe essere considerato la prima documentazione in lingua volgare. Gli studiosi tuttavia non sono concordi sulla sua natura: molti ritengono che il testo non sia effettivamente in volgare ma che sia solo una forma di latino scorretto. A causa di tale incertezza e di altre considerazioni, allo stato attuale dei fatti è ancora il Placito Capuano a certificare in modo indiscusso e ufficiale la nascita della lingua italiana.

Oltre ai testi più noti esistono in realtà altri documenti che dimostrano quanto l’uso del volgare fosse diffuso. Anche se le prime espressioni letterarie del volgare risalgono al Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi e alla Scuola Siciliana di Federico II si hanno a disposizione ad esempio testimonianze preletterarie di una certa importanza: sono i ritmi giullareschi. Essi documentano l’uso del volgare in contesti creativi e di intrattenimento. La documentazione insomma è varia. Analizziamo ora i documenti principali.

Il Placito Capuano

L’atto di nascita della lingua italiana è il Placito Capuano, datato al 960 d.C., perché è il primo documento legale che contiene frasi che tutti gli studiosi riconoscono come volgari. Esiste un altro testo, l’Indovinello Veronese, che pare riportare delle forme volgari ma non tutti gli studiosi sono d’accordo nel ritenerle tali.

Il Placito Capuano non è altro che il verbale di una causa svoltasi a Capua nell’anno 960. Il monastero di Montecassino possedeva da circa trent’anni dei terreni ma un certo Rodelgrimo ne rivendicò la proprietà e trascinò l’abate del monastero in tribunale. L’episodio è famoso nella storia della lingua italiana poiché nel corso del processo il monastero portò dei testimoni che si esprimevano in volgare e non in latino. La dichiarazione di uno di questi testimoni fu trascritta proprio in volgare nell’atto ufficiale. Vediamola assieme.

  • Testo originale: “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti”;
  • Traduzione: ‘So che quelle terre entro i confini qui descritti le ha tenute in possesso l’amministrazione comunale di San Benedetto per trent’anni’.

Proprio per la presenza di tale dichiarazione il Placito capuano è considerato ancor oggi l’atto di nascita della nostra lingua. Quest’approfondimento sul documento vi propone anche un’analisi linguistica delle forme più rilevanti.

L’Indovinello veronese

L’Indovinello veronese risale ai secoli VIII-IX ed è costituito da due parti: la prima in una lingua che pare volgare, la seconda in latino. L’indovinello si chiama “veronese” perché è stato trovato in un codice a Verona.

Nonostante sia più antico del Placito Capuano non è considerato il primo documento della lingua italiana per diverse ragioni: alcuni studiosi non sono concordi sul fatto che il testo latino e il testo volgare siano stati scritti dalla stessa persona; altri ritengono inoltre che le presunte forme volgari non siano forme di un latino che si stava evolvendo in volgare ma forme di un latino corrotto, cioè pieno di errori.

Si tratta di un indovinello perché è concepito come un enigma da risolvere. Vediamone il testo con la traduzione.

  • Testo originale: “Se pareba boves, alba pratàlia aràba et albo versòrio teneba, et negro sèmen seminaba Gratias tibi agimus omnipotens sempiterne Deus”;
  • Traduzione: ‘Spingeva davanti a sé i buoi, arava prati bianchi e aveva un aratro bianco e seminava un seme nero’.

La soluzione dell’indovinello non è il contadino che ara bensì lo scrittore.

  • I buoi sono le dita che scrivono;
  • I campi bianchi indicano la pagina bianca;
  • L’aratro bianco è la penna d’oca;
  • Il seme nero è l’inchiostro.

L’Iscrizione sulla Catacomba di Commodilla

L’iscrizione sulla Catacomba di Commodilla è un breve testo che si trova inciso nella cornice di un affresco depositato nelle catacombe di Commodilla, a Roma. Vediamo il testo con la traduzione.

  • Testo originale: “Non dicere ille secrita a bboce”;
  • Traduzione: ‘Non dire le cose segrete a voce alta’.

La spiegazione di questi versi non è ancora definitiva: alcuni studiosi pensano che le parole fossero rivolte ai sacerdoti, che avrebbero dovuto celebrare parte dell’omelia a bassa voce; altri studiosi sostengono che le parole fossero rivolte ai fedeli per invitarli a parlare della fede cristiana a bassa voce.

Nell’iscrizione si nota un fenomeno linguistico tipico del parlato chiamato raddoppiamento fonosintattico. Questo fenomeno, innescato dalla preposizione semplice a, provoca il rafforzamento della consonante successiva: la parola “voce” è scritta infatti con l’iniziale “b” doppia (bboce).

Ritmi giullareschi

Aggiungiamo alle testimonianze già commentate i Ritmi giullareschi, un insieme di componimenti generalmente anonimi diffusisi tra i secoli XII e XIII. Essi non erano destinati alla lettura privata bensì all’esecuzione pubblica da parte dei giullari, artisti itineranti che si esibivano generalmente nelle piazze.

La funzione dei Ritmi era duplice: intrattenere il pubblico con gesti, musica e umorismo, e in molti casi trasmettere nozioni religiose, storiche o moraleggianti in modo semplice . Si tratta di forme pre-letterarie: i giullari non avevano l’ambizione di creare un’opera d’arte destinata a durare nel tempo ma testi di uso immediato. Questa semplicità è proprio la loro forza perché testimonia l’uso spontaneo del volgare.

I Ritmi erano chiamati così perché non seguivano la metrica classica ma si basavano su un andamento ritmico-accentuativo più semplice che ne facilitava la memorizzazione e l’esecuzione.

Tra i Ritmi più famosi ricordiamo il Ritmo Laurenziano, che contiene le lodi del giullare a un vescovo, e il Ritmo di Sant’Alessio, un testo di argomento religioso che racconta la leggenda del santo.

Primi documenti lingua volgare, schema e mappe + PDF

In questo paragrafo trovate in apertura schemi e mappe sui primi documenti in lingua volare e qui di seguito un riassunto in PDF che ne riprende gli aspetti principali.

Test primi documenti lingua volgare

Il test sui primi documenti in lingua volgare che vi proponiamo ora vi servirà per ripetere bene poiché a ogni risposta sbagliata corrisponde una spiegazione.