Hegel dialettica tesi, antitesi, sintesi: riassunto con esempi

Con questo approfondimento sulla dialettica di Hegel, troverete non solo un riassunto semplice per fissare i concetti, ma anche una spiegazione con esempi per comprendere ancora meglio il suo pensiero. Mappe e schemi, inoltre, sono fondamentali per memorizzare e ripetere senza sforzi. Per facilitarvi il lavoro, abbiamo approfondito le tre fasi della dialettica triadica: tesi, antitesi e sintesi. Un modo, questo, per poter comprendere a pieno il pensiero del filosofo senza risultare superficiali.

Dialettica Hegel, riassunto facile con schemi e mappe

Il riassunto della dialettica di Hegel è utile per delineare in maniera efficace i punti cardini del suo pensiero. Cos’è la dialettica? La legge interna della realtà (Spirito o Assoluto) in continuo mutamento che permette sia il suo dispiegarsi sia la sua auto-comprensione. La dialettica è triadica, cioè è composta da tre fasi: tesi, antitesi e sintesi.

Nel momento della tesi, la realtà viene “fotografata” dall’intelletto così com’è, in maniera statica; grazie all’antitesi, questa realtà rigida viene messa in discussione attraverso la contraddizione: ogni cosa ha un suo opposto e relazioni che la definiscono in maniera più completa, rendendola viva e mutevole; la sintesi, invece, è l’unione tra tesi e antitesi. Il processo dialettico non si conclude con la sintesi: dopo questa terza tappa, si ricomincia dalla tesi e così via, in un processo a spirale crescente.

Hegel dialettica, tesi, antitesi, sintesi: cosa indicano i tre momenti

La dialettica è la legge che rende possibile lo sviluppo della realtà, secondo Hegel. La realtà viene chiamata da Hegel Assoluto o Spirito: è sempre in mutamento, un continuo divenire che poggia le proprie basi sulla dialettica. Si può dunque dire che la dialettica è la struttura della realtà (Spirito o Assoluto). Tutto questo viene riassunto nel celebre aforisma di Hegel: “Tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale”; la realtà ha una ragione che dà ordine e movimento, senza sconfinare mai nel caos, manifestandosi concreatamene nel mondo attraverso la storia degli uomini, la cultura, il pensiero e il tempo.

TI CONSIGLIAMO ANCHE  Fenomenologia dello Spirito riassunto, schema, mappe su Hegel

Spirito o Assoluto è la realtà che prende continuamente coscienza di sé stessa seguendo la forza motrice della dialettica, la quale si sviluppa in tre fasi: tesi, antitesi e sintesi. Lo Spirito, attraverso questi tre momenti, si dispiega e si rivela a sé stesso. Avviene, quindi, un vero e proprio processo di auto-realizzazione e auto-comprensione. Gli esseri umani fanno parte di questo processo: sono il luogo prediletto dello Spirito, in cui poter prendere maggiormente consapevolezza di sé. Con la coscienza umana, lo Spirito può riflettere su sé stesso e sulla sua complessità.

Passiamo, adesso, ai tre momenti della dialettica di Hegel, comunemente definiti tesi, antitesi e sintesi; il filosofo, invece, preferiva parlare di momento astratto o intellettuale, momento dialettico o negativo-razionale, momento speculativo o positivo-razionale.

La tesi

La tesi (momento astratto o intellettuale) è la prima tappa della dialettica hegeliana. Lo Spirito, attraverso l’intelletto, registra le cose della realtà in modo rigido e statico, senza cioè domandarsi quale siano le loro funzioni, le loro relazioni e il loro senso. Non avviene, dunque, un processo di elaborazione del dato raccolto. Prendiamo come esempio un albero: l’intelletto registra l’albero in maniera “astratta”, senza approfondire le sue caratteristiche che lo rendono propriamente quello che è (radici, chioma, fusto, fotosintesi clorofilliana).

La prima fase della dialettica si riassume con la frase “Questo è“: non ci sono, quindi, altri livelli di interpretazione. L’intelletto procede con la logica classica, quella dell'”A è A“: l’albero è albero senza poter essere altro (principio di identificazione); l’albero non può essere un albero e allo stesso tempo essere un non-albero (“A è non-A”: principio di non contraddizione).

L’intelletto dà ordine alla realtà, ma essa è più complessa e quindi ha bisogno di altri momenti della dialettica per poter essere pienamente spiegata.

L’antitesi

L’antitesi (momento dialettico o negativo-razionale) è la seconda tappa della dialettica hegeliana, quella della negazione e della contraddizione. La ragione (che lavora più in profondità rispetto all’intelletto) coglie la contraddizione nella tesi: le cose della realtà non sono rigide e statiche, ma hanno relazioni e mutano. Questo significa che, per esempio, un albero non è solo quello che l’intelletto registra: ha caratteristiche proprie che lo rendono unico e interconnesso al mondo; non solo: un albero è stato un seme e un giorno diventerà nutrimento per la terra.

TI CONSIGLIAMO ANCHE  Fenomenologia dello Spirito riassunto, schema, mappe su Hegel

Con la ragione, dunque, lo Spirito va nel profondo delle cose, sovvertendo la tesi: il Puro Essere (“Questo è”) racchiude in sé una profonda contraddizione, in quanto è slegato da ogni definizione; il Puro Essere, dunque, può essere anche letto come il Nulla. Dire semplicemente “Questo è un albero” non lo rende necessariamente un albero se non si colgono le sue caratteristiche precipue (chioma, radici, tronco), le sue funzioni (fotosintesi clorofilliana) e la sua evoluzione (nasce come seme e diventa un albero che morirà).

L’antitesi mette in discussione la tesi. La tesi afferma “Questo è un albero”, l’antitesi, invece, “Questo non è un albero” ponendolo in relazione con altre cose del mondo e facendo emergere un rapporto di dipendenza con il sole, l’acqua, l’aria, il terreno. L’albero si definisce, quindi, in base a ciò che è diverso, ma che crea con lui un rapporto di dipendenza. Per essere pienamente compreso bisogna sapere “cos’è un albero” e “cosa non è un albero”, la vita dell’albero ma anche la sua morte: l’albero si definisce per ciò che è e per ciò che non è, per ciò che è adesso e per ciò che non è più.

La sintesi

La sintesi (momento speculativo o positivo-razionale) è la terza tappa della dialettica hegeliana, quella in cui viene a crearsi un’unità fra tesi e antitesi, che si superano continuamente attraverso il divenire. Ogni sintesi pone le basi per una nuova tesi e successivamente per una nuova antitesi, permettendo così allo Spirito di prendere continuamente coscienza di sé.

Nel momento della sintesi, l’albero racchiude in sé tesi e antitesi, “ciò che è” e “ciò che non è”; lo Spirito comprende il suo divenire e, dunque, la sua complessità. L’albero rientra nel ciclo della vita, che prevede trasformazioni continue, che non si interrompono definitivamente con la morte. Il mondo è un divenire inarrestabile basato su tesi-antitesi-sintesi, in cui, dopo ogni sintesi, vi è sempre una nuova tesi.

TI CONSIGLIAMO ANCHE  Fenomenologia dello Spirito riassunto, schema, mappe su Hegel

Hegel dialettica triadica, significato e spiegazione facili

La dialettica di Hegel si definisce triadica perché consiste in tre momenti: tesi, antitesi e sintesi. Racchiude questi momenti nella sua teoria del divenire dello Spirito (o dell’Assoluto): quest’ultimo, attraverso le tre fasi, prende sempre più coscienza di sé, con un movimento a spirale crescente: sul primo piano, si trovano in relazione tesi e antitesi, da cui nasce la sintesi, che porta la conoscenza a un nuovo gradino di comprensione del reale e della verità.

Si può quindi riassumere quanto detto finora con delle spiegazioni facili di tesi, antitesi e sintesi.

  • Tesi: lo Spirito, attraverso l’intelletto, afferra la realtà in maniera immediata, astratta e rigida (“l’albero è albero”);
  • Antitesi: lo Spirito, per mezzo della ragione, scopre la contraddizione della tesi (“l’albero si definisce in base a cosa non è”);
  • Sintesi: lo Spirito comprende la complessità del divenire (“l’albero è inserito nel ciclo della vita”).

Dialettica Hegel, esempi per comprendere meglio

Giunti a questo punto, passiamo a uno degli esempi della dialettica di Hegel più efficaci per poter comprendere meglio il processo di realizzazione dello Spirito: quello del seme che diventa albero.

Il seme viene colto così com’è, senza pensare a quello che sarà: “Questo è un seme e solo un seme” (tesi); il seme germoglia e cambia forma, portando così alla negazione stessa del seme, cioè alla morte del seme: “Questo non è un seme” (antitesi); il seme diventa una pianta, perdendo la sua caratteristica di seme: “Il seme si trasforma per diventare una pianta (sintesi).

Lo Spirito giunge a cogliere, grazie al processo di tesi-antitesi-sintesi, la verità delle cose: il seme non è soltanto un seme, ma un divenire continuo; la pianta non è solo una pianta viva, ma qualcosa che contiene in sé un movimento di vita-crescita-morte-rinascita, in un ciclo che non si interrompe mai.