Velo di Maya Schopenhauer, riassunto e significato

Il velo di Maya è un concetto di assoluta importanza nella filosofia di Arthur Schopenhauer: attorno ad esso ruotano le sue teorie più studiate, quelle che fanno ancora discutere e che hanno influenzato i filosofi successivi (basti pensare al solo Friedrich Nietzsche). Scoprire cosa nasconde è compito dell’uomo che desidera essere libero davvero. Qui di seguito troverete un riassunto che, approfondendo gli aspetti più importanti, vi tornerà utile per capire a fondo il pensiero del filosofo e prepararvi per verifiche, interrogazioni ed esami.

Che cos’è il velo di Maya in Schopenhauer? Spiegazione semplice

Una spiegazione semplice del velo di Maya non può che partire da una domanda: che cos’è questo velo? Il filosofo sostiene che esso ricopra l’intera realtà e che crei illusioni delle quali l’essere umano non sembra potersi liberare.

Il velo separa gli esseri umani dal noumeno, termine con cui Schopenhauer indica la realtà delle cose, quella priva di illusioni. Questa realtà non è altro che la volontà di vivere, detta voluntas, che l’uomo non conosce e che deve scoprire; essa è una forza irrazionale, cieca e indifferente, che lo spinge ad agire e a cercare di appagare i suoi desideri senza mai soddisfarli. A causa della voluntas, insomma, l’uomo è eternamente infelice, e tale realtà, il noumeno, è nascosta dal velo di Maya. Di qui, il pessimismo del filosofo.

Il mito del velo di Maya: filosofia indiana e induismo, buddismo

Per spiegare al meglio la propria teoria, Schopenhauer ha ripreso il mito di Maya, la divinità creatrice delle illusioni e del mondo fenomenico. La controparte di Maya è Atman: il termine è sanscrito ed è traducibile con ‘anima’ o ‘soffio vitale’. Esso indica sia il “sé”, cioè la singolarità, sia l’anima universale del mondo. Quest’anima è priva di ogni illusione e sovrastruttura: ecco perché è la controparte di Maya, che invece è la divinità delle illusioni.

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Maya, tra l’altro, è anche un concetto fondamentale dell’induismo e della filosofia indiana che fa riferimento proprio a un’illusione, la cosiddetta “illusione cosmica”. Tale filosofia è richiamata chiaramente da quella di Schopenhauer: Maya è un vero e proprio velo impercettibile che avvolge l’Atman, la verità della realtà, e non permette al singolo essere umano di diventare un tutt’uno con gli altri e condannandolo alla solitudine.

Piccola curiosità legata al buddismo: Maya è anche la mamma di Siddhartha Gautama, cioè di Buddha. Schopenhauer è stato notevolmente influenzato da quest’antica religione, da cui ha ripreso i concetto di “ascesi” e “Nirvana“, fondamentali per portare a compimento il percorso di liberazione dell’uomo dalla voluntas: un percorso chiamato “noluntas.

Velo di Maya Schopenhauer, riassunto

Entriamo nei dettagli. Abbiam detto che il velo di Maya è creato dalla Natura, che fa sprofondare l’uomo in una realtà illusoria che Schopenhauer definisce “simile al sogno”. Più che un sogno la realtà si rivelerà un incubo quando l’uomo scoprirà proprio la volontà di vivere, la causa prima del suo inappagamento poiché lo spinge alla ricerca di piacere, nuovi stimoli, che lo terranno sempre inchiodato a uno stato di malessere. “La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia, passando attraverso l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia”, scrive non a caso il filosofo nell’opera Il mondo come volontà e rappresentazione del 1819.

La voluntas è dunque il noumeno mentre la realtà colta attraverso i sensi è il fenomeno. Il velo di Maya separa proprio noumeno e fenomeno producendo l’effetto di mistificare la realtà e renderla illusoria. Per questo Schopenhauer afferma che “Il mondo è simile al sogno, allo scintillio della luce solare sulla sabbia che il viaggiatore scambia da lontano per acqua, oppure ad una corda buttata per terra ch’egli prende per un serpente”.

C’è un modo per andare al di là del velo di Maya e fuggire dalle illusioni? Sì, e il primo passo è entrare in contatto con la volontà di vivere. Vediamo come.

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“Squarciare il velo di Maya”, significato

Dal corpo inizia il cammino per squarciare il velo di Maya. Ciò significa che il corpo diventa la chiave della salvezza in un percorso per nulla semplice.

Prima di tutto, l’uomo deve capire che la vita non è quella che appare e che c’è una forza cieca in lui (la voluntas) che agisce senza uno scopo preciso, spingendolo in un baratro di noia e inappagamento. La procreazione (fare figli, anch’essi vittime della Natura) è una delle manifestazioni più evidenti della volontà di vivere, e la castità è dunque uno dei freni che possono essere usati.

L’arte, per Schopenhauer, ha un valore importante per la liberazione dell’uomo, ma non è sufficiente: per mezzo della contemplazione, l’essere umano si stacca dalla voluntas per immergersi in qualcosa di più grande di lui, nell’universale; ciò, però, dura poco e si ritrova nel mondo fenomenico, quello percepito dai sensi, illusorio. Cosa fare allora? Darsi anima e corpo agli altri, ai suoi simili (accomunati dallo stesso destino) attraverso l’esercizio dell’etica, che si articola in giustizia (tutela la vita del prossimo) e carità o bontà (riconosciamo gli altri come nostri fratelli attraverso l’amore e la compassione).

Esiste una via di salvezza che porta al distaccamento reale dell’essere umano alla volontà di vivere: l’ascesi. Secondo Schopenhauer, essa consiste nel sopprimere la voluntas attraverso la noluntas: l’uomo deve allontanarsi da ogni pulsione derivante dal corpo, primo fra tutti quello della procreazione; solo in questo modo potrà giungere alla completa nolontà, al nulla, al Nirvana.

L’ascesi è collegata ad alcune parole d’ordine: non solo la già citata castità, ma anche la povertà, la rassegnazione e il sacrificio. Proprio la noluntas porta alla negazione della voluntas, a recidere il legame dal mondo come rappresentazione.

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Riassunto breve del velo di Maya con mappe e schemi

Vediamo, in conclusione, un riassunto breve del velo di Maya per ripassare velocemente i concetti principali. In apertura di questo paragrafo trovate anche mappe e schemi sul pensiero di Schopenhauer che vi torneranno senz’altro utili per una ripetizione generale.

Il velo di Maya è, secondo Arthur Schopenhauer, lo strato che separa mondo dei fenomeni (quello colto dai sensi) e noumeno (la verità racchiusa nella realtà): esso crea illusioni ed è a sua volta generato dalla Natura, che non permette all’uomo di liberarsi dalla voluntas, la volontà di vivere, un impulso irrazionale che lo spinge ad agire e ad appagare i suoi desideri senza mai soddisfarli.

Nel mito indiano, Maya è l'”illusione cosmica”, la divinità che nasconde la verità con un velo; Atman è invece il suo opposto e permette all’uomo di scoprire com’è realmente il mondo. Nella religione buddista, Maya è la mamma di Budda.

Come squarciare il velo di Maya? Prima di tutto, l’uomo deve prendere atto, per mezzo del corpo, che la Natura lo governa come se fosse una marionetta; poi, deve seguire il percorso della noluntas (la soppressione della voluntas), che si snoda in arte, giustizia, carità e ascesi. Attraverso l’ascesi, l’uomo sopraggiungere al Nirvana, il puro nulla, dove non è più vittima della volontà di vivere.