Differenza tra voluntas e noluntas Schopenhauer

Nella sua opera Il mondo come volontà e rappresentazione, Arthur Schopenhauer ha spiegato che l’uomo è governato inconsapevolmente dalla voluntas, la volontà, una forza dal carattere oscuro e imperscrutabile, che può essere arrestata dalla noluntas, la nolontà. È fondamentale conoscere proprio la differenza fra voluntas e noluntas per comprendere a pieno il pensiero del filosofo. Vediamone in un riassunto gli aspetti principali.

Voluntas e noluntas Schopenhauer: il pensiero del filosofo

I concetti di voluntas e noluntas di Schopenhauer emergono ne Il mondo come volontà e rappresentazione, opera che inizialmente non aveva riscosso successo: molte delle copie furono addirittura mandate al macero. Solo col tempo l’interesse nei confronti della filosofia di Schopenhauer è cresciuto, tant’è che fra i suoi maggiori seguaci spicca Friedrich Nietzsche.

Si è posta molta attenzione sui termini voluntas e noluntas: se, da una parte, vi è all’interno dell’uomo una forza che agisce ciecamente per auto-appagarsi, la voluntas, dall’altra potrebbe emergere una forza diversa che risulta il suo opposto e la annulla totalmente, la noluntas. Non ci resta che trattare proprio questa differenza.

Differenza tra voluntas e noluntas: la voglia di vivere e il suo annientamento

Schopenhauer è convinto che l’essere umano sia dominato da una forza irrazionale chiamata voluntas. Conoscere l’esistenza di questa forza non ne limita la potenza: la volontà segue comunque la sua strada, che non conduce ad alcun fine e non si cura minimamente dell’uomo. Questo significa che essa non agisce per il bene dell’essere umano, aggiungendo valore alla sua vita, ma ha tra gli svariati compiti (tutti senza un apparente fine) quello di perpetuare la specie. L’uomo è pedina della voluntas, che ha come scopo quello di creare all’infinito altre copie di lui.

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È chiaro, dunque, che la “volontà di vivere” (l’altro modo in cui il filosofo tedesco definisce la voluntas) non ha alcuna accezione positiva: la parola non possiede lo stesso significato che attribuiamo oggigiorno alla volontà (come quando si dice ad esempio “Quell’uomo ha una volontà di ferro”) ma uno certamente negativo, che fa emergere tutti i limiti dell’essere umano e la sua incapacità di gestire appieno la propria esistenza, dato che è vittima di qualcosa di più grande di lui.

L’uomo potrebbe venire a conoscenza diretta della voluntas, ma farebbe comunque fatica ad accettarla perché è più semplice lasciarsi cullare dalle illusioni del velo di Maya, quello strato invisibile che divide la natura delle cose (voluntas compresa) dalle rappresentazioni del mondo in cui l’essere umano è immerso senza avere scampo. Soltanto in apparenza, però, perché l’essere umano ha una strada da percorrere per potersi liberare in maniera definitiva della volontà: la noluntas.

Il termine “nolontà” è stato utilizzato per la prima volta da San Tommaso, a cui ha attribuito il significato di ‘fuga dal male’, ‘allontanamento dal peccato’, ‘rifiuto di azioni peccaminose’; con i filosofi moderni, ma soprattutto con Arthur Schopenhauer, la parola è tornata in auge, riempendosi di ulteriori significati. Per Schopenhauer, la noluntas è la negazione della volontà di vivere, che prevede l’estirpazione del desiderio mai completamente appagabile della voluntas e l’arrivo al Nirvana.

Conoscere semplicemente la differenza tra voluntas e noluntas non è sufficiente per capire a pieno il pensiero di Schopenhauer, quindi consigliamo di continuare a leggere per avere un quadro generale del suo pensiero.

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Passaggio da voluntas e noluntas: le tre vie per raggiungere il Nirvana

Precisiamo che quello che avviene non è un vero e proprio passaggio dalla voluntas alla noluntas, in quanto la nolontà, cioè la negazione del desiderio, prende forma proprio all’interno della volontà.

Ciò sta a significare che la noluntas viene a crearsi quando l’essere umano prende coscienza di questa volontà e, strappando il velo di Maya fecondo di illusioni, capisce di vivere nel peggiore dei mondi possibili, dove la natura è matrigna (come direbbe Giacomo Leopardi), la storia è un ripetersi di tragedie portate avanti dall’attore principale, l’uomo, un diavolo per l’uomo.

L’uomo annega in un mare di pessimismo, capisce di esser stato ingannato, che la voluntas ha sempre tenuto le redini dell’intera umanità in ogni periodo storico. C’è però una luce sopra di lui: la via di liberazione attraverso la noluntas.

Se parlare di passaggio dalla volontà alla nolontà è un errore, non lo è invece parlare dei tre passaggi della nolontà, o di livelli, come dir si voglia. Vediamoli insieme.

  1. Giustizia. L’uomo capisce che la voluntas ha generato i conflitti e cerca la pace con i suoi simili. Sono tutti vittime;
  2. Carità o bontà. Tutti gli esseri umani sono accomunati dallo stesso destino, quindi l’uomo cerca una sorta di vicinanza al prossimo (un’eco di quel sentimento di fratellanza di cui parla Leopardi nel suo testamento poetico La ginestra);
  3. Ascesi. L’uomo non si sforza più di governare la volontà attraverso la giustizia e la bontà, ma prova profondo orrore nei suoi confronti e se ne libera attraverso il suo annientamento, che lo porterà successivamente al Nirvana, alla pace dei sensi. Come si raggiunge il Nirvana? Con la castità, la povertà, la rassegnazione, il sacrificio: tutti ostacoli necessari per arrestare completamente il movimento della voluntas.

Il nulla, il Nirvana, la pace dei sensi, la soppressione della volontà vengono riassunti da Schopenhauer con la chiusura dell’opera Il mondo come volontà e rappresentazione, in cui si legge che “quel che rimane dopo la soppressione completa della volontà è […] il nulla. Ma viceversa per gli altri, in cui la volontà si è rivolta da se stessa e rinnegata, questo nostro universo tanto reale […] è […] il nulla”.

Riassunto voluntas e noluntas: il pensiero in breve, schemi e mappe

Con il seguente riassunto sui concetti di voluntas e noluntas in Schopenhauer e con gli schemi e le mappe che trovate in apertura del paragrafo sarà molto più semplice comprendere pienamente il pensiero del filosofo tedesco. Veniamo al dunque.

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La voluntas – o voglia di vivere – è una forza cieca e senza scopo che spinge l’uomo a riprodursi e a perpetuare la specie: l’essere umano resta ignaro dell’esistenza di tale forza perché è stordito dalle illusioni del velo di Maya, strato invisibile che divide la natura (con le sue verità) e il mondo fatto di rappresentazioni in cui l’umanità si trova.

La noluntas, invece, è l’annientamento della voglia di vivere. Essa è resa possibile solo attraverso un percorso ben preciso, che si snoda in tre livelli: giustizia, bontà e ascesi; questi portano al Nirvana, la vera pace dei sensi.