Schopenhauer pessimismo cosmico e storico, riassunto

Il pessimismo di Arthur Schopenhauer è uno degli aspetti più importanti del suo pensiero. Il filosofo parte dal presupposto che le illusioni siano causa dello stordimento degli esseri umani che cercano la felicità senza raggiungerla mai. Rompere il circolo vizioso del piacere, cioè di questa ricerca infinita della felicità, è l’atto finale che l’uomo deve compiere per realizzarsi, ed è a questa ricerca della felicità che il pessimismo del filosofo va ricondotto. Di seguito proponiamo proprio un riassunto del pessimismo storico e cosmico di Schopenhauer per preparare interrogazioni e verifiche scritte nonché mappe e schemi per ripetere velocemente.

Schopenhauer pessimismo storico: il “velo di Maya” e la tragedia dei diavoli

Arthur Schopenhauer non ha mai visto innocenza e fratellanza nell’essere umano: tutto, anche le azioni più nobili degli uomini, è compiuto con egoismo e nulla è fatto a caso poiché ci si aspetta sempre una ricompensa che possa portare al piacere.

Più nel dettaglio, inizialmente nello stato di natura l‘essere umano non aveva bisogno di nascondere la sua essenza egoistica, cioè quella di cacciatore di piacere continuo; solo con l’avvento della civiltà, l’uomo ha messo un freno a questo istinto.

Se questa civiltà un giorno dovesse essere messa in pericolo o addirittura scomparire, l’uomo calerebbe la maschera divenendo un “diavolo” – come lo definisce Schopenhauer – e si dissolverebbe il velo di Maya generatore di illusioni. L’uomo, “diavolo per l’uomo” o, come direbbe Plauto, homo homini lupus ‘lupo per l’uomo’, capirebbe che ha sempre vissuto nell’inferno e che la civiltà è stata la maggiore menzogna creata per godere di una pace illusoria.

La civiltà viene spesso associata al progresso: più una società è civile più viene considerata evoluta. Per Schopenhauer tuttavia non è così: la storia di ogni civiltà, o più in generale quella del genere umano, non segue il progresso poiché essa è irrazionale, e la tragedia umana tende a ripetersi all’infinito. L’essere umano vive, dunque, in una condizione di illusione continua, assoggettata a quel piacere che vuol tutto senza mai essere appagato.

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Il pessimismo storico di Schopenhauer consiste in questo: la storia è un ripetersi di eventi, di drammi, della più grande farsa chiamata civiltà. Non c’è modo di sfuggire al corso della storia né alla natura di di diavoli.

Pessimismo cosmico Schopenhauer: l’uomo schiavo del piacere

Il pessimismo cosmico di Schopenhauer ricopre tutte le forme di vita: non solo l’essere umano ma anche gli animali, le piante, tutto quanto è spinto da un bisogno che cerca appagamento. A differenza degli altri esseri viventi, il bisogno dell’uomo è più complesso: ha un’intensità maggiore e si articola in numerosi bisogni dettati non solo dalla natura (mangiare, dormire, riprodursi etc.), ma anche dalla società dei consumi che lo porta a uno stato di stordimento in cui emerge più e più volte la noia.

Il pendolo di Schopenhauer significato: il dolore e la noia

Emblematica è una frase di Schopenhauer tratta dalla sua opera Il mondo come volontà e rappresentazione (1819):La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia, passando attraverso l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia”. Ciò significa che ogni volta che un desiderio è soddisfatto, l’uomo deve fare i conti con la noia che non gli fa provare né gioia né piacere, anzi sorgerà un nuovo bisogno e l’uomo cercherà di appagarlo. Si tratta di un pensiero che matura a suo modo anche Giacomo Leopardi.

La noluntas e la voluntas: le tre vie di liberazione di Schopenhauer

La frase di Schopenhauer sul pendolo riassume perfettamente il pensiero del filosofo: l’uomo si troverà sempre incastrato in un ciclo senza fine di bisogno-piacere-noia-dolore. Sperimenta il dolore quando si accorge che ogni appagamento è fugace ed è costantemente vittima del bisogno. Solo attraverso la noluntas (la negazione di quest’impulso che genera il bisogno), l’uomo può sperimentare la vera gioia, e ciò è possibile attraverso le tre vie di liberazione dalla voluntas, ovvero arte, morale della compassione e ascesi. Trovate nel nostro approfondimento su noluntas e voluntas maggiori dettagli.

La liberazione dell’uomo avviene quando si accorge che il mondo è una rappresentazione continua: ognuno crea la propria realtà (relativismo) e la verità, quella reale non quella percepita, è nascosta dal velo di Maya, origine di tutte le illusioni. Qual è la verità? Secondo Schopenhauer la natura è in continuo divenire nonostante l’essere umano si convinca di poter fissare la realtà in una sola immagine.

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Schopenhauer e Leopardi pessimismo: differenza e confronto

Il pessimismo di Giacomo Leopardi e Arthur Schopenhauer ha in comune molti punti, anche se i due non si sono mai conosciuti; solo grazie al saggio Schopenhauer e Leopardi (1858) del critico letterario Francesco De Sanctis, sono stati tracciati i molteplici e sorprendenti punti in comune del loro pensiero. Vediamone la differenza in questo breve confronto.

Leopardi e Schopenhauer convengono sul concetto di “natura matrigna” e su quello del bisogno che governa la vita dell’uomo. Famosi i versi del poeta di Recanati tratti dal componimento poetico A Silvia (1828): “O natura, o natura, / perché non rendi poi / quel che prometti allor? Perché di tanto / inganni i figli tuoi?”. Una natura cieca, che non si ferma dinanzi a nulla, che non si preoccupa dei bisogni degli umani e del dolore che provano, e va avanti senza offrir loro la possibilità di comprendere il suo piano (un piano inesistente, essendo essa irrazionale, indifferente).

Il pensiero di Leopardi e il pensiero di Schopenhauer si intrecciano in maniera affascinante e sembrano identici per alcuni aspetti; esistono però anche delle differenze. Cominciamo dal loro background culturale: Leopardi ha subìto l’influenza dell’epicureismo di Lucrezio e del materialismo dell’Illuminismo mentre Schopenhauer l’influenza di Platone, Kant e – da non sottovalutare – del buddismo.

Schopenhauer, Leopardi e il buddismo: l’ascesi verso il Nirvana

Perché il nome di Schopenhauer viene accostato addirittura alla filosofia buddista? Il filosofo vede come ultima fase della soppressione della voluntas l’ascesi che porta al Nirvana, una dimensione di assoluta libertà. Per il buddismo il Nirvana è esattamente questo: completamento della vita ascetica che consiste nell’estinzione di bisogni, passioni e illusioni, in cui l’uomo raggiunge la pace perfetta ed eterna.

Leopardi invece non parla di Nirvana né di vita ascetica, bensì di fratellanza, soprattutto nell’ultima fase del suo pensiero. Per poter vivere appieno e scoprire il valore della vita, l’uomo deve entrare in empatia con gli altri, aiutare il prossimo; in questo modo, l’umanità diventa un oceano di buone intenzioni unite nella solidarietà, che resiste a tutto come la ginestra.

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Proprio nel suo testamento poetico, La ginestra (o fiore del deserto), Leopardi spiega magnificamente la lotta fra natura e uomo: questi può resistere alle avversità solo attraverso la fratellanza; si tratta di una forma di resistenza identica a quella della ginestra, un arbusto che cresce anche in zone ostili. A differenza di Leopardi, Schopenhauer non crede assolutamente nella bontà dell’uomo (troppo preso dai bisogni personali), il quale ha come unica via di liberazione quella dell’ascesi.

Pessimismo Schopenhauer: riassunto, parole chiave, schemi e mappe

Questo riassunto sul pessimismo di Schopenhauer (1788-1860) vi tornerà utile per avere a portata di mano le parole chiave del suo pensiero.

L’uomo è vittima del bisogno, che porta però solo a un piacere effimero, poi alla noia e infine al dolore perché non ci sarà mai un appagamento definitivo dei desideri: ogni bisogno infatti genera un altro bisogno. Ciò è racchiuso nell’aforisma La vita è un pendolo che oscilla incessantemente fra dolore e noia.

L’essere umano non vede la realtà così com’è, ma è prigioniero delle illusioni generate dal velo di Maya. La voluntas, cioè la necessità di soddisfare i bisogni, può essere soppressa solo attraverso la noluntas, possibile con l’ascesi che porta al Nirvana.

Nell’opera Il mondo come volontà e rappresentazione (1819) è concentrato il suo pessimismo cosmico, che riguarda tutte le forme di vita e ha punti in comune con il pessimismo di Giacomo Leopardi. La differenza principale tra i due riguarda il modo in cui l’uomo può liberarsi dalla necessità di soddisfare il piacere: Schopenhauer traccia la strada per l’ascesi mentre Leopardi spiega l’importanza della fratellanza (tema cardine del suo testamento poetico La ginestra).

Con Schopenhauer parliamo non solo di pessimismo cosmico, ma anche di pessimismo storico: l’uomo è portato a commettere gli stessi errori e la storia non risparmia nessuno riproponendo in eterno la medesima tragedia.

In apertura del paragrafo trovate schemi e mappe su Schopenhauer per ripetere velocemente e avere un quadro del suo pensiero. Buono studio!