Tema Come sono e come vorrei essere per scuola media

Vi proponiamo qui di seguito lo svolgimento della traccia del tema “Come sono e come vorrei essere” per scuola media. Si tratta di una traccia frequente poiché permette di parlare di sé stessi riflettendo anche su chi si vorrebbe diventare e sul proprio futuro ideale. Lasciatevi ispirare senza trascrivere integralmente il testo e dopo aver capito com’è impostato provate ad aggiungere i dettagli che più vi rappresentano togliendo quelli che non vi riguardano.

Tema “Come voglio essere“ per scuola media: l’introduzione

Il tema “Come voglio essere” per scuola media si apre con un’introduzione incentrata sul complesso periodo dell’adolescenza e sull’influenza che la società con i suoi pregiudizi potrebbe avere sullo sviluppo della personalità.

“Come sono e come vorrei essere”, tema per scuola media: svolgimento

Lo svolgimento del tema “Come sono e come vorrei essere” non può che riguardare prevalentemente l’aspetto introspettivo, quindi la propria personalità, i propri valori e principi, e ciò a cui non si è disposti a rinunciare. Vi consigliamo di cambiare le parti che non vi rispecchiano o aggiungere quelle che vorreste mettere in evidenza per rendere il tema personale e veritiero. In fondo un docente vi conosce un po’, non?

Tema “Come vorrei essere” per scuola media: conclusione

Una riflessione generale sull’importanza di rispettare gli altri e di essere un’influenza positiva per lasciare il segno è senz’altro una buona conclusione del tema “Come vorrei essere” per scuola media. Abbiamo deciso di terminare così anche perché tale conclusione è adatta a qualsiasi presentazione decidiate di fare; anche in questo caso comunque potrete impreziosirla aggiungendo altre considerazioni se lo ritenete opportuno.

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Esempio di tema “Come sono e come vorrei essere” per scuola media

Nel corso dell’adolescenza costruiamo pian piano la nostra personalità e iniziamo a distinguerci caratterialmente dagli altri. Durante l’infanzia le nostre azioni sono pressoché impulsive poiché i bimbi hanno poca preoccupazione delle conseguenze dei loro comportamenti, guidati più dall’istinto che da una riflessione consapevole. Con il passare del tempo tuttavia iniziamo a diventare coscienti di ciò che potrebbe scaturire da come ci rapportiamo imparando a valutare rischi, opportunità e possibili reazioni altrui. A volte queste consapevolezze arrivano gradualmente, altre volte in seguito a eventi che ci costringono a fermarci e a guardare le cose da un punto di vista nuovo.

Crescendo la nostra personalità cambia soprattutto a causa del contatto con la società, che esige determinati standard comportamentali al punto da causare anche crisi esistenziali in molti adolescenti, e a dirla tutta anche negli adulti. “Che tipo di persona voglio essere?”, “Come voglio apparire?”, “Come mi vedranno gli altri?” e tante altre domande ci rimbombano nella testa come se fossero tunnel senza uscita, come se non esistesse una risposta giusta e tutto alla fine fosse sbagliato. A volte queste domande diventano così insistenti da condizionare ogni nostra scelta spingendoci a cercare conferme esterne piuttosto che ascoltare davvero noi stessi. È un periodo di ricerca e di smarrimento allo stesso tempo in cui ogni passo avanti può essere seguito da un passo indietro.

Voler apparire e voler esserebsono divisi da un abisso: il primo si basa sulla banale immagine che la società ha della persona; il secondo su principi e valori in cui si crede che possono anche non essere condivisi dalla massa. Io non so esattamente come vorrei essere; so tuttavia cosa non voglio diventare. E proprio questo mi aiuta a fare ogni giorno piccoli passi verso la versione di me che desidero costruire, anche se il percorso non è sempre lineare. A volte penso che, anche se non conosciamo ancora del tutto chi vogliamo diventare, il sol fatto di sapere chi non vogliamo essere sia già un buon punto di partenza.

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Per quanto mi riguarda l’arroganza verso gli altri, la convinzione di essere superiore per qualche motivo seguendo solo le proprie opinioni ed escludendo qualsiasi possibilità di confronto, la prepotenza e l’aggressività sono tutti aspetti della personalità che non mi appartengono e che non voglio mi appartengano in alcun modo. Credo che la comunicazione e l’apertura verso nuove idee e opinioni sia fondamentale per costruire rapporti seri, basati sul rispetto e non sulla sopraffazione. Non vorrei neanche agire impulsivamente o emotivamente perché credo che la razionalità sia la base per diventare maturi e prendere decisioni consapevoli. È vero che le emozioni fanno parte di noi, ma saperle gestire è ciò che distingue un comportamento saggio da uno distruttivo. Credo anche che la vera forza non si veda nei momenti di rabbia ma in quelli in cui si riesce a mantenere la calma e il controllo. Insomma ho le idee chiare su come vorrei essere, anche se so bene che spesso è la vita e sono le esperienze che viviamo a trasformarci senza che ce ne accorgiamo.

Di sicuro farò il possibile per restare una persona rispettosa verso il prossimo, l’unico grande valore a cui non intendo rinunciare in alcun modo perché, sebbene sia difficile mantenere i nervi saldi e cercare sempre compromessi, credo che non esistano relazione sane alla pari senza rispetto reciproco.

Non si può costruire una vita piena di amore e di successi personali senza fiducia, ascolto e la capacità di mettersi nei panni dell’altro. Credo che il rispetto sia la base per affrontare anche i momenti più difficili poiché permette di superare i conflitti senza ferire e di coltivare legami sinceri e duraturi. In fondo ciò che resterà di noi negli altri non saranno solo i traguardi raggiunti ma anche il modo in cui ci siamo comportati lungo il cammino. Alla fine ciò che definisce davvero una persona non è ciò che ha ottenuto ma la traccia che ha lasciato nei cuori e nelle menti di chi ha incontrato. E questa, per me, è la più grande eredità che si possa lasciare.