Digrammi e trigrammi esempi, esercizi: spiegazione facile (MAPPA)

Prima di vedere degli esempi di digrammi e trigrammi partiamo dal fatto che l’alfabeto è basato su un principio importantissimo che ne regola il funzionamento: un segno, tecnicamente un “grafema”, indica generalmente un solo suono, tecnicamente un “fonema”, quindi ad esempio il segno <a> indica il suono /a/, il segno <b> indica il suono /b/, ecc. Esistono tuttavia delle eccezioni, e i gruppi di segni/lettere/grafemi che chiamiamo digrammi e trigrammi ne sono un esempio; significa cioè essi contraddicono tale principio. Vediamone il motivo in questa spiegazione facile con esercizi.

Digrammi e trigrammi, cosa sono in grammatica italiana: spiegazione facile

Iniziamo partendo dalla definizione: cosa sono i digrammi e i trigrammi in grammatica italiana? Il digramma consiste in due segni (ecco perché si chiama “di-gramma”) che indicano un suono; il trigramma invece consiste in tre segni (di qui il nome “tri-gramma”) che indicano un suono. Sono un’eccezione al principio dell’alfabeto perché, stando a quanto abbiamo detto, il segno che indica un suono dev’essere uno soltanto, e non due, come nel digramma, o tre, come nel trigramma.

Digrammi e trigrammi esempi

I seguenti esempi di digramma e trigramma vi permetteranno di capire bene la definizione che abbiamo dato e di mettere in pratica le conoscenze; come ben sapete infatti non la teoria serve a poco o a nulla se non si sanno individuare i fenomeni studiati. Veniamo al dunque.

Quali sono i sette digrammi?

Quali sono i digrammi? I digrammi dell’italiano sono sette e sono costituiti dai gruppi di grafemi CH e GH, CI e GI, GL, GN e SC. Il concetto è molto semplice. Vediamo degli esempi e commentiamoli.

  • CH e GH: nelle parole che e ghiro, per indicare i suoni duri k e g, bisogna per forza scrivere i grafemi c + h e g + h, altrimenti si pronuncerebbero *ce e *giro
  • CI e GI: nelle parole ciao e giallo, per indicare la c e la g dolci, cioè i suoni e , è necessario scrivere i grafemi c + i e g + i, altrimenti si leggerebbero *cao e *gallo
  • GL: nelle parole agli ed egli per indicare il suono palatale, cioè gl davanti alla vocale i, quindi il suono λ, è necessario scrivere g + l, altrimenti si leggerebbero *agi o *ali, *egi o *eli;
  • GN: nelle parole agnello e gnomo, per indicare la n palatale, rappresentata con ñ, è necessario scrivere i grafemi g + n insieme, altrimenti si leggerebbero *agello o *anello, *gomo o *nomo
  • SC: nelle parole ascesi e scettro, per indicare il suono ʃ, è necessario scrivere i grafemi s + c, altrimenti si leggerebbero *asesi o *acesi, *settro o *cettro.

Dagli esempi insomma è chiaro che un solo segno non sia sufficiente e che servano due segni per indicare un solo suono. Fate attenzione: se vi si chiede di indicare un digramma nella parola non dovete indicare tutta la parola ma solo le due lettere.

Quali sono i due trigrammi?

Veniamo ora all’altra domanda: quali sono i trigrammi? I trigrammi della lingua italiana sono due, anche se alcuni linguisti ne indicano di più. Parliamo di gli e sci solo se sono seguiti da una vocale. Ripetiamo: la vocale dopo gli e sci dev’esserci per forza, altrimenti non si potrebbe parlare di trigramma. Vediamo degli esempi.

  • GLI + vocale: nelle parole aglio e meglio, per indicare il suono gli, servono g + l + i poiché, togliendone una sola, la pronuncia delle parole cambierebbe del tutto: *alio, *agio, *aglo e *melio, *megio e *meio. Il suono gli insomma si può produrre solo scrivendo tre grafemi, non due: ecco perché parliamo di trigramma. E ribadiamo che serve per forza una vocale dopo il gruppo gli; soffermatevi sulla differenza tra agli e aglio per comprendere meglio: in agli servono solo due grafemi, g + l, per ottenere il suono λ, mentre in aglio ne servono tre, g + l + i, proprio perché dopo c’è una vocale.
  • SCI + vocale: le stesse considerazioni valgono per sci: se lo voglio pronunciare nella parola ascia o nella parola moscio dovrò per forza usare i tre grafemi s + c + i, altrimenti nel primo caso la pronuncia sarebbe *acia, *asia, *aia, e nel secondo *mocio, *mosio e *moio. Vedete la differenza tra lascio e lasci: nel primo caso sci è seguito da una vocale, quindi è un trigramma (servono i tre grafemi s + c + i per la pronuncia corretta); nel secondo caso la vocale è assente, e la pronuncia corretta si ottiene con due soli segni, s e c

Il motivo per il quale anche i trigrammi rappresentano un’eccezione al principio dell’alfabeto dovrebbe essere chiaro: non sono un segno ma più segni, tre per la precisione, a indicare il suono corrispondente. Fate attenzione: anche in questo caso se vi si chiede di indicare il trigramma non dovrete indicare tutta la parola ma solo i tre grafemi.

Divisione in sillabe di digrammi e trigrammi

Ricordiamo inoltre che nella divisione in sillabe digrammi e trigrammi non si dividono mai, quindi costituiscono una sola sillaba. Si vedano alcuni esempi di divisione in sillabe di digrammi: a.sce.ti.co, che.la, di.ghe, mo.sce.ri.no, sce.net.ta ecc. Qui di seguito trovate invece alcuni esempi di divisione in sillabe di trigrammi: a.scia, flo.scio, ma.gliet.ta, pi.glio, vo.glie.

Ricordiamo che quando la i si trova in un digramma o un trigramma non forma un dittongo. Sappiamo che il dittongo è un’unione di due suoni vocalici, di cui almeno uno deve essere una i o una u non accentata; nella parola fiato ad esempio il dittongo è ia perché compaiono una i e una a assieme e la prima non porta l’accento. Cosa dire allora della parola floscio in cui figura il trigramma sci? Che valore ha questa i? Fate attenzione: è solo un segno diacritico, non ha valore né di vocale né di semiconsonante, e non ha neanche un suono proprio perché quando pronunciate la parola floscio non la sentite; questa i serve insomma solo a formare il trigramma, quindi non può formare un dittongo insieme alla o perché per formare il dittongo servono due suoni. Ciò vale per tutte le parole in cui compaiono digrammi e trigrammi con i.

Digrammi e trigrammi, esercizi online con soluzioni

Provate a verificare se è tutto chiaro facendo questi esercizi online su digrammi e trigrammi: svolgeteli tutti e alla fine troverete le soluzioni, in cui vi si spiegherà perché, eventualmente, avete sbagliato.

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Digrammi e trigrammi - Ortografia e fonetica

Sai proprio tutto su ortografia e fonetica? Mettiti alla prova su digrammi e trigrammi!

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1. Nella parola "scialacquare" compare un trigramma

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2. In quali di queste parole è presente un trigramma?

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3. Nella parola "agnellino" non compare un trigramma

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4. Il segno diacritico

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5. Nella parola "sciocco" non compare un digramma

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6. Nella prima sillaba della parola "SCIARPA" è presente un

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7. Un gruppo di due grafemi che indica un solo fonema si chiama

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8. La divisione in sillabe di "SCIAQUAI" è

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9. Nella sillaba "chi" di "chinato"

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10. Nella parola "sciocchino"

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Digrammi e trigrammi, riassunto brevissimo con mappa

Facciamo ora un riassunto brevissimo sui digrammi e sui trigrammi per ricapitolare l’argomento velocemente. In apertura del paragrafo trovate anche una mappa concettuale nella fotogallery di Ciaoscuola dedicata all’ortografia e alla fonetica: fatene buon uso!

I digrammi sono gruppi di due lettere, tecnicamente “grafemi”, che indicano un solo suono. I digrammi della lingua italiana sono sette: CH e GH, CI e GI, GL + una vocale, GN, SC + una vocale. CH ad esempio serve a indicare la k dura di chela, chiodo, macchia ecc, GH serve a indicare la g dura di aghi, ghisa, ghepardo ecc. Come vedete, sono due i grafemi che servono per riprodurre un suono, tant’è che se provate a toglierne uno la parola non può essere pronunciata correttamente: in chela se eliminate l’acca la pronuncia diventa *cela, così come in aghi se togliete l’acca si pronuncia *agi. Lo stesso vale per ciao, in cui il digramma è CI: se togliete la i la pronuncia diventerà cao. Insomma servono per forza due lettere: ecco perché il gruppo si chiama digramma.

Il trigramma indica lo stesso concetto ma i segni in questione sono tre, vale a dire che servono tre grafemi per indicare un suono. Essi sono due: il trigramma GLI + vocale e il trigramma SCI + vocale; non può esistere un trigramma senza una vocale che lo segua. Vediamo questi esempi: nella parola tagliare gli è un trigramma perché bisogna scrivere per forza tre segni, g + l + i, per pronunciarlo correttamente; togliendo uno dei due segni la pronuncia cambia e si avrà taliare, tagiare, taiare. Lo stesso vale per sci in parole come sciarpetta: serve scrivere per forza tutti e tre i segni s + c + i per riprodurre il suono corretto, altrimenti la parola verrebbe pronunciata come ciarpetta, siarpetta, scarpetta. Fate attenzione: dopo gli e sci deve comparire per forza una vocale.