Guerra Fredda riassunto dettagliato, schemi e mappe (+ PDF)

Qui di seguito vi presentiamo un riassunto dettagliato sulla Guerra Fredda utile per avere un quadro d’insieme e approfondire gli avvenimenti più significativi. Tale conflitto ha visto scontrarsi gli USA e l’URSS dalla fine della Seconda Guerra Mondiale sino al 1991, anno in cui l’URSS venne sciolta: si tratta quindi di un periodo di circa quarant’anni durante il quale si sono succeduti eventi di rilevanza mondiale e leader che hanno fatto la storia e che non può essere sintetizzato in poche righe. Questa sintesi cerca di limitarsi agli aspetti più essenziali per ripetere abbastanza velocemente in vista di un’interrogazione o di un compito scritto oppure per un concorso. Buono studio!

“Guerra Fredda”, origine e significato dell’espressione

Perché si chiama “Guerra Fredda”? Il significato è trasparente: quella tra gli USA e l’URSS non è stata una guerra combattuta frontalmente ma soprattutto attraverso dichiarazioni, minacce e provocazioni; è più appropriato parlare in realtà di rivalità e tensioni, anche di gran preoccupazione perché un altro conflitto mondiale sarebbe stato catastrofico per via delle armi nucleari. Si parla di “equilibrio del terrore” proprio per sottolineare la paura e l’angoscia per la devastazione che un nuovo conflitto avrebbe causato.

Ciò non vuol dire che mancarono gli scontri, anzi furono numerosi e vennero combattuti anche al di fuori dell’Europa; gli USA e l’URSS si limitarono tuttavia ad appoggiare i Paesi in guerra piuttosto che combattere direttamente. Scoppiarono insomma anche delle “guerre calde” ma non degenerarono mai in un conflitto mondiale.

Si è soliti attribuire l’origine dell’espressione “Guerra Fredda” al giornalista statunitense Walter Lippman che nel 1947 definì tale conflitto cold war sottolineando che la rivalità tra i due blocchi, quello sovietico e socialista a est e quello americano e capitalista a ovest, non si sarebbe risolta in un conflitto frontale, quindi “caldo”, per i danni che il ricorso al nucleare avrebbe creato. Di “guerra fredda” parlò nello stesso anno anche il politico statunitense democratico Bernard Baruch indicando grossomodo il medesimo concetto. In realtà anche George Orwell, il romanziere britannico autore di grandi classici come La fattoria degli animali e 1984, pubblicò nel 1945 il saggio You and the Atomic Bomb su Tribune in cui non usò esplicitamente il termine “guerra fredda” ma parlò di una “pace che non è pace” riferendosi agli equilibri internazionali.

Le cause della Guerra Fredda

Le cause della Guerra Fredda sono riconducibili alla lotta tra gli USA e l’URSS per estendere la propria influenza sul mondo. A scontrarsi erano due ideologie: quella capitalista degli USA e quella comunista dell’URSS. L’obiettivo era soprattutto l’Europa, che usciva distrutta da ben due guerre mondiali, anche se la guerra interessò pure altri Paesi: già negli anni ’50 esplose una crisi in Corea e negli anni ’80 i conflitti si estesero notevolmente all’Asia e all’Africa.

Sin dagli inizi gli USA si allearono con l’Europa occidentale, fino alla fondazione della NATO nel 1949, mentre l’URSS e l’Europa orientale siglarono il Patto di Varsavia nel 1955; si formarono così due blocchi su cui le due rivali esercitarono la propria influenza, anche se nel corso del tempo tale bipolarismo fu minacciato dalla crisi economica e dall’affermazione della Cina e della comunità europea come nuovi soggetti forti.

Guerra Fredda periodo, inizio e fine: quanto è durato il conflitto tra USA e URSS

Il periodo della Guerra Fredda comprende i circa quarant’anni che intercorrono tra l’inizio delle ostilità nel 1946-47 e la fine dell’URSS nel 1991/1992 sebbene non tutti gli storici siano concordi. Le fasi del conflitto sono essenzialmente tre.

  1. La prima è compresa tra gli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale e il 1953, quando Stalin morì: fu un periodo caratterizzato da grandi ostilità che sfociarono anche in crisi pericolose come quella in Corea;
  2. La seconda è nota come del “disgelo” e della “coesistenza pacifica” e interessa la seconda metà degli anni ’50 e gli anni ’60: il successore di Stalin, Nikita Cruščëv (pronuncia semplificata Nikìta Krùsciof), non abbandonò l’idea di diffondere il comunismo ma intendeva farlo senza danneggiare gli USA; qui si impose la figura pacificatrice del Presidente democratico John Fitzgerald Kennedy. Nonostante tali idee però furono numerosi i conflitti e le crisi: è nel 1961 infatti che venne costruito il muro di Berlino ed è nel 1962 che scoppiò la grave crisi missilistica di Cuba;
  3. La terza fase riguarda gli anni ’70 e gli anni ’80 e fu inizialmente caratterizzata da una sorta di “distensione” che portò alla firma di alcuni accordi sul nucleare, tra cui spicca il SALT I. Nel corso degli anni ripresero però le ostilità e la corsa agli armamenti al punto che si parla di “seconda guerra fredda”. Sarà il nuovo leader sovietico Michail Gorbačëv (pronuncia semplificata Mikaìl Gorbaciòf) a dare un potente contributo alla fine della guerra che avverrà nel 1991.

Guerra Fredda riassunto dettagliato: anni, protagonisti ed eventi

Di seguito trovate un riassunto dettagliato sulla Guerra Fredda basato su anni, protagonisti ed eventi: trattandosi di oltre quarant’anni di storia non potrà essere striminzito pur essendoci limitati ai fatti essenziali. Se cercate una sintesi ancor più breve la trovate subito dopo assieme a delle mappe concettuali; potrete ripetere inoltre leggendo la nostra cronologia sulla Guerra Fredda che associa a ogni anno gli eventi e i personaggi più importanti.

L’inizio della Guerra Fredda: la “cortina di ferro” e la politica del containment

Verso la metà degli anni Quaranta gli USA e l’URSS tentano di rafforzare la propria posizione in quelle che saranno le loro future zone di influenza, l’Europa occidentale e l’Europa orientale. L’atto più significativo degli USA fu il Piano Marshall, annunciato nel 1947 e divenuto operativo nel 1948, con cui l’America si impegnò a finanziare la ricostruzione e il rilancio economico europeo con alcuni prestiti di cui beneficiò anche l’Italia. L’URSS fondò invece il COMECON nel 1949 per promuovere lo sviluppo dei Paesi che avrebbero fatto parte del blocco sovietico.

Inizialmente gli USA e l’URSS sembrarono collaborare a partire dalla Conferenza di Jalta del 1945 in cui cercarono di spartirsi l’Europa e s’impegnarono a discutere della nascita di un nuovo soggetto interazionale, l’ONU, a San Francisco. Insieme inoltre lavorarono per istituire un Tribunale penale internazionale, il Tribunale di Norimberga, che avrebbe processato i gerarchi nazisti. L’inizio della Guerra Fredda è caratterizzata da due importanti discorsi tenuti nel 1946: il discorso di Stalin a Mosca, secondo il quale presto si sarebbe arrivati a uno scontro tra il mondo capitalista e il mondo socialista, e quello di Winston Churchill a Fulton (USA) su una “cortina di ferro” che divideva l’Europa in due zone, quella occidentale e quella orientale. La dottrina del presidente democratico Harry Truman, indicata con il nome di “dottrina Truman”, sarebbe stata chiara nel 1947 quando venne enunciata ufficialmente: gli USA sarebbero intervenuti in difesa di qualsiasi Stato a rischio di asservimento da parte di altre potenze straniere; il riferimento era all’URSS, che però non venne mai citata. Da allora l’America entrò nelle dinamiche mondiali abbandonando la dottrina Monroe.

Gli USA seguirono sin da subito la cosiddetta “politica del containment” o del ‘contenimento’ che venne delineata nel 1947 dal politico George Kennan: essa consisteva nel ‘contenere’ l’espansione del Comunismo sovietico. L’URSS rispose fondando il Kominform, l”Ufficio d’informazione dei partiti comunisti e operai’, che divenne un punto di riferimento per i partiti comunisti dell’Europa occidentale delineando la strategia da adottare nel clima di tensione di quegli anni.

I due blocchi andarono via via consolidandosi attraverso precise scelte di politica estera: la più rilevante fu senz’altro la firma nel 1949 a Washington del Patto Atlantico da parte degli USA, del Canada e di dieci stati europei che sancì la nascita della NATO. Nel 1955 l’URSS rispose con il Patto di Varsavia che interessava invece i Paesi europei orientali. Entrambe le alleanze erano difensive: gli Stati firmatari sarebbero intervenuti in difesa di uno membro se questo fosse stato attaccato.

Il blocco di Berlino (1948-1949), la RFT e la RDT

La crisi si acuì quando si tornò a discutere della situazione tedesca. Dopo gli accordi di Potsdam (1945) la Germania venne divisa in quattro zone, dette “zone di occupazione”, che furono assegnate alla Gran Bretagna, alla Francia, agli USA e all’URSS; anche Berlino fu divisa in quattro. Nel 1948 le potenze occidentali vollero unificare le tre zone di loro competenza in una sola zona scatenando la dura reazione dell’URSS che decise di bloccare tutti gli accessi a Berlino. Al “blocco di Berlino” gli USA e la Gran Bretagna reagirono con la creazione di un ponte aereo che permise di rifornire la propria zona, fino a quando nel 1949 l’URSS non interruppe il blocco.

Poco dopo la fine le tre zone occidentali furono unite nella RFT, la ‘Repubblica Federale Tedesca’ con a capo il cancelliere Konrad Adenauer, esponente della CDU, un partito cristiano-democratico di centro-destra che a partire dal 2005 sarà guidato da Angela Merkel, cancelliera fino al 2021. Nella propria zona di occupazione l’URSS fondò la RDT, cioè la ‘Repubblica Democratica Tedesca’. Era solo il preludio di ciò che sarebbe accaduto a Berlino, quando nel 1961 sarebbe stato costruita una fortificazione, il muro di Berlino, che avrebbe diviso l’est dall’ovest per circa trent’anni e che è stato il maggior simbolo della cortina di ferro.

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Gli anni ’50: la crisi di Corea (1950-1953), il nucleare e il maccartismo

Negli anni Cinquanta la crisi di Corea (1950-1953) acuì ancor di più le tensioni tra gli USA e l’URSS che appoggeranno due fazioni opposte: l’America infatti appoggerà la dittatura anti-comunista della Corea del Sud e l’URSS insieme la Cina la Corea del Nord. Il conflitto tra i due eserciti fu così sanguinoso che rischiò di degenerare in una nuova guerra mondiale ma nel 1953 l’armistizio di Panmunjeom pose fine alle ostilità, confermò la divisione delle due Coree e il 38° parallelo come confine.

Crebbe inoltre la paura di un attacco nucleare a causa di una nuova corsa agli armamenti: l’URSS si dotò della sua prima bomba atomica nel 1949 e gli Stati Uniti avviarono un programma di potenziamento del proprio arsenale dopo la guerra di Corea dotandosi nel 1952 della bomba H (di cui l’URSS entrò in possesso un anno dopo).

Negli USA si diffuse anche la paura e l’ostilità nei confronti dei comunisti e del Comunismo. Tale atteggiamento fu istituzionalizzato quando nel 1949 il senatore repubblicano Joseph McCarthy divenne capo della Commissione per le attività antiamericane nata durante la guerra per combattere lo spionaggio nazista: McCarthy rafforzò tale Commissione in direzione anti-comunista fino alla fine del suo mandato, nel 1954, al punto che si parla proprio di “maccartismo”.

La guerra in Corea aveva inoltre spinto gli USA a prestare maggiore attenzione in Asia, dove anche in Cina vigeva il Comunismo. Di qui l’alleanza con il Giappone nel 1951 mediante un trattato con cui gli gli americani rinunciarono all’occupazione iniziata con la Seconda Guerra Mondiale. Gli Stati Uniti potevano così avere un presidio liberale in un continente largamente comunista; grazie all’alleanza inoltre i giapponesi riuscirono a risollevarsi dalla Seconda Guerra Mondiale e a diventare una delle principali economie del mondo.

Dagli anni ’50 agli anni ’60: il disgelo e la coesistenza pacifica di Nikita Chruščëv

La seconda fase della Guerra Fredda inizia nel 1953 con la morte di Stalin e l’ascesa al potere del nuovo leader Nikita Chruščëv che sottolinea la necessità di una “coesistenza pacifica” tra il Capitalismo e il Comunismo. Il nuovo corso divenne chiaro in occasione del XX Congresso del Partito Comunista nel 1956, quando Stalin viene accusato di autoritarismo poiché aveva abbandonato la gestione collegiale del potere, preteso il culto della personalità e imposto le direttive del partito in ogni settore; la nuova fase della Guerra Fredda coincide con quella della “destalinizzazione” che la Cina di Mao Tse-tung non vide di buon occhio, tant’è che i rapporti tra i due giganti comunisti iniziarono a incrinarsi.

Gli anni della coesistenza pacifica videro anche la discesa in campo del papa: Giovanni XXIII convocò il Concilio Vaticano II nel 1962 per inserire la Chiesa in un contesto mondiale affrontando i problemi che affliggevano i cittadini di ogni nazione, dalla pace al dialogo con le altre fedi, dalla povertà alle disuguaglianze. Il Concilio, fortemente incentrato sul tema della pace, terminò nel 1964 con Paolo VI poiché Giovanni XXIII morì nel 1963.

Negli USA il successore di Truman, Dwight Eisenhower, non assunse lo stesso atteggiamento, anzi propose la strategia del roll back che consisteva nel far ‘tornare indietro’, arretrare, l’URSS riducendone la sfera d’influenza, e senza limitarsi solo ad arrestarne l’espansione, come prevedeva la strategia del containment. Per questo motivo la sua dottrina, definita del New Look, era tutt’altro che orientata alla pace: Eisenhower infatti decise di potenziare l’arsenale americano, richiese agli alleati del blocco occidentale un contributo militare maggiore e sostenne le covert operation, cioè le operazioni segrete della CIA volte a rovesciare gli alleati dell’URSS non solo in Europa ma anche in altre parti del mondo, ad esempio in Asia.

La presidenza di John Fitzgerald Kennedy e la New Frontier

L’atteggiamento degli USA cambiò solo qualche anno più tardi, quando nel 1961 fu eletto presidente John Fitzgerald Kennedy, di orientamento democratico. Oltre a promuovere un vasto programma di riforme socio-economiche, volto anche a combattere la discriminazione razziale, la cosiddetta New Frontier ‘Nuova frontiera’, egli si dimostrò subito favorevole all’idea della coesistenza pacifica. Tale obiettivo però non fu raggiunto poiché due nuove gravi crisi avrebbero minacciato presto gli equilibri: in Germania venne costruito il muro di Berlino nel 1961 e a Cuba nel 1962 esplose la crisi missilistica.

La costruzione del muro di Berlino (1961) e la crisi missilistica di Cuba (1962)

Il muro di Berlino è una fortificazione che venne fatta costruire dall’URSS quando fu evidente che i tedeschi si stavano spostando in massa dalla Germania orientale verso la Germania occidentale: tra il 1945 e il 1960 si registrarono oltre tre milioni di spostamenti che aumentarono notevolmente nel 1961. Con i suoi oltre 100 km di lunghezza il muro divenne il simbolo della cortina di ferro e della Guerra Fredda e divise le due Germanie per circa trent’anni fino al 1989, anno in cui venne abbattuto.

La crisi missilistica di Cuba scoppiò l’anno successivo, nel 1962, e fece temere ancora una volta un conflitto mondiale. L’ascesa al potere di Castro nel 1959 e la nazionalizzazione delle raffinerie petrolifere cubane avevano danneggiato pesantemente l’America, a cui vennero confiscate numerose proprietà. Gli USA cercarono di rovesciare il regime comunista ma non vi riuscirono; l’URSS da parte sua aveva instaurato degli ottimi rapporti con Castro e cercò di approfittarne per piazzare dei missili sull’isola contro l’America per bilanciare la presenza di quelli americani installati in Italia e in Turchia contro i sovietici. L’escalation militare fu fermata da un accordo: gli USA non sarebbero intervenuti più negli affari di Cuba e avrebbero ritirato i missili europei mentre l’URSS avrebbe ritirato i suoi da Cuba.

L’assassinio di Kennedy e le dimissioni di Chruščëv

Gli anni Sessanta proseguirono con due eventi politici di rilevanza mondiale: fu assassinato Kennedy nel 1963 e nel 1964 un complotto portl alle dimissioni di Chruščëv che non era stato in grado di raggiungere gli obiettivi economici prefissati, visto che gli USA superarono l’URSS nella produzione di beni di consumo, e che secondo il partito non aveva saputo gestire in modo vincente la crisi missilistica di Cuba.

Verso e oltre gli anni ‘Settanta ’70: “distensione” e riarmo, “dottrina Bréžnev” e Richard Nixon

Sicuramente Kennedy e Chruščëv cercarono di avviare un periodo di coesistenza pacifica ma la vera e propria “distensione” sarebbe iniziata solo dalla seconda metà degli anni Sessanta in poi, quando venne firmata una serie di accordi sugli armamenti: nel 1968 sarà siglato il TNP, cioè il ‘Trattato di Non Proliferazione del nucleare‘ e nel 1972 sarà firmato il SALT I ‘Strategic Arms Limitation Talks’ che prevedeva un limite alla crescita del proprio arsenale nucleare, a cui seguì nel 1979 il SALT II, accordo che non fu ratificato dagli USA per via dell’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS. Tale distensione caratterizzò quindi solo la prima parte degli anni Settanta perché l’URSS iniziò in seguito una politica estera espansiva e aggressiva sotto al comando del nuovo leader comunista Leoníd Bréžnev (pronuncia semplificata Leonìd Brièznief), e gli USA reagirono di conseguenza.

Bréžnev cercò di risolvere i problemi economici dell’Unione varando tre nuovi piani quinquennali e ne approvò l’entrata nel mercato mondiale rinunciando all’autarchia economica di stampo staliniano. Riguardo alla politica estera le sue decisioni sono indicate come “dottrina Bréžnev” e sono basate sul principio secondo cui la Russia sarebbe dovuta intervenire in tutti i casi in cui le forze capitaliste avessero cercato di attirare verso di sé un Paese socialista; l’URSS giustificò con tale dottrina qualsiasi intervento nella politica dei Paesi del Patto di Varsavia in cui un nuovo sistema politico minacciava di affermarsi. Difatti l’Unione intervenne pesantemente in due circostanze: pose fine alla Primavera di Praga con l’invasione della Cecoslovacchia nel 1968 e invase l’Afghanistan nel 1979 sebbene il Paese non facesse parte del Patto. L’atteggiamento espansionista dell’URSS non coinvolse solo l’Europa perché Bréžnev decise di intervenire anche in Asia e in Africa.

Il movimento del Sessantotto, l’assassinio di Martin Luther King e Robert Kennedy

Gli anni Sessanta americani furono altrettanto ricchi di eventi: nel 1963 a Kennedy, che fu ucciso prima della fine del mandato, successe il vicepresidente americano Lyndon Johnson, poi confermato dalle elezioni del 1964. Il presidente ripropose la politica della New Frontier ma ciò non permise agli Stati Uniti di riguadagnare prestigio poiché il clima politico era ormai rovente: nel 1968 infatti fu ucciso Martin Luther King, leader della lotta contro la discriminazione razziale, e venne assassinato anche Robert Kennedy, fratello dell’ex presidente USA impegnato anch’egli nella lotta per i diritti degli afroamericani. Il Sessantotto inoltre è il periodo del movimento studentesco che si diffuse in tutto il mondo e pretese, riuscendoci per molti aspetti, di cambiare radicalmente la società.

L’influenza della Guerra in Vietnam (1964-1975) sulla politica degli USA

Gli USA avrebbero dovuto affrontare per circa un decennio i problemi relativi alla guerra in Vietnam che scoppiò nel 1964 ma che affondava le sue radici già nel 1954 dopo la fine della guerra in Indocina. Tale guerra vide impegnato l’esercito americano a lungo al punto che le grandi contestazioni che ne derivarono, figlie anche dei movimenti del Sessantotto, portarono il presidente uscente Johnson a non ricandidarsi per un altro mandato. Gli successe il repubblicano Richard Nixon che aveva già partecipato alla competizione elettorale con John Kennedy. Il nuovo presidente aveva promesso che la guerra in Vietnam sarebbe terminata, e così avvenne con gli accordi di Parigi del 1973, ma prima di giungere alla pace fu accusato di bombardamenti e incursioni violente nei territori nemici (la guerra comunque si concluse definitivamente nel 1975).

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Richard Nixon e lo scandalo “Watergate” (1972-1974)

La politica di Nixon fu ispirata al pragmatismo, nel senso che a differenza di quanto previsto dalla dottrina Truman egli scelse di intervenire negli affari internazionali solo quando avessero potuto danneggiare in qualche modo gli USA. Con un viaggio nel 1972 cercò inoltre di normalizzare i rapporti con la Cina, le cui relazioni con l’URSS si erano incrinate perché i cinesi non condivisero le accuse di Chruščëv a Stalin. Sebbene fosse stato rieletto per il secondo mandato Nixon fu costretto a lasciare la presidenza nel 1974 prima di subire l’impeachment a causa dello “scandalo Watergate”: è stato il primo presidente della storia americana a farlo. Gli successero il repubblicano Gerald Ford e il democratico Jimmy Carter.

Brežnev infatti volle approfittare della debolezza degli USA a causa della guerra in Vietnam e dello scandalo Watergate per installare dei missili nucleari in Europa dell’Est a partire dal 1976. Ciò causò l’immediata reazione degli americani che a partire dagli anni Ottanta installarono missili nucleari in Europa occidentale. L’invasione dell’Afghanistan inoltre spinse gli USA a non ratificare gli accordi del SALT II, e la politica repressiva in Polonia causò non pochi attriti con i principali partiti comunisti europei.

La crisi del bipolarismo: l’ascesa della Repubblica Popolare Cinese e il sogno dell’Unione Europea

Il mondo bipolare intanto stava entrando progressivamente in crisi non solo per gli eventi che avevano macchiato la reputazione degli USA e dell’URSS ma anche perché si stavano affermando due nuovi protagonisti sulla scena internazionale: la Repubblica popolare cinese, fondata da Mao nel 1949, e una comunità europea più unita che diverrà Unione Europea con il Trattato di Maastricht del 1992. La Cina di Mao in particolare iniziò ad aprirsi all’Occidente al punto da entrare nell’ONU nel 1971. Alla sua morte nel 1976 Deng Xiaoping rilanciò tale processo di apertura con le quattro modernizzazioni relative all’agricoltura, alla scienza e alla tecnologia, all’industria e alla difesa nazionale senza indebolire il partito comunista e l’ideologia socialista, che invece sarebbero stati la guida del cambiamento.

Dagli fine degli anni ’70 agli anni ’80: le tensioni della “seconda guerra fredda”

La terza fase della Guerra Fredda è collocata tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli anni Ottanta ed è caratterizzata da un notevole peggioramento delle relazioni tra USA e URSS.

Lo scenario si spostò lontano dall’Europa: tra gli eventi principali infatti spicca l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS nel 1979 a favore del PDPA, il ‘Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan’, e contro i mujaheddin anti-comunisti appoggiati dagli USA. L’URSS alla fine riuscì a organizzare un proprio governo con a capo Babrak Karmal scatenando la dura reazione degli americani: l’accordo SALT II non venne ratificato e l’America adottò pesanti sanzioni nei confronti dell’Unione, già in crisi per i problemi economici interni e per le enormi spese militari che stavano flagellando la popolazione. La “dottrina Carter” fu la risposta all’invasione dell’Afghanistan: l’America sarebbe intervenuta in difesa dei propri interessi nel golfo Persico per mettere un freno alle istanze sovietiche nell’area (le acque del golfo Persico bagnano l’Iran che confina proprio con l’Afghanistan).

La presidenza di Ronald Reagan e i nuovi conflitti col Comunismo

A Carter successe il repubblicano Ronald Reagan, presidente in un periodo in cui gli USA necessitavano di ripulire la propria immagine, visto il disastro in Vietnam, che si aggiungeva ai gravi problemi economici del periodo causati dalle due crisi petrolifere del 1973 e del 1979 causate rispettivamente dalla guerra dello Yom Kippur e dalla rivoluzione iraniana. Per risollevare l’economia Reagan seguì una linea politica ben precisa, liberista e incentrata sulla riduzione della pressione fiscale, che prende il nome di Reaganomics. In politica estera ritenne necessario rinnovare il conflitto con il Comunismo e l’URSS a scopi propagandistici definendo l’Unione “impero del male” in un discorso del 1983 e inasprendo la “dottrina Carter”: i governi comunisti esistenti andavano rovesciati; di qui l’appoggio ai muhajeddin in Afghanistan e in misura minore ai movimenti anti-comunisti in Angola, Etiopia e Cambogia, dove però non furono inviate truppe USA per evitare il disastro vietnamita.

Reagan rifiutava la distensione ed era fermamente convinto che bisognasse trattare con l’URSS da una posizione di superiorità; per questo motivo riprese la corsa agli armamenti e si iniziò a lavorare per la costruzione di uno scudo spaziale che avrebbe difeso gli USA da eventuali attacchi missilistici. Dal suo canto l’URSS poteva vantare un arsenale nucleare ben fornito e un esercito vasto e ben equipaggiato ma questo a discapito dell’economia: la spesa in armamenti infatti aveva bloccato tutti gli altri settori e il sistema comunista aveva causato una stagnazione del mercato.

In questo clima di tensione la situazione rischiò di scivolare nuovamente verso un conflitto nucleare: del 1983 è la nota esercitazione Able Archer 83 che tra il 7 e l’11 novembre simulò un’escalation nucleare, la quale fece temere ai dirigenti sovietici che dietro si nascondesse un vero e proprio tentativo di attacco missilistico. Mosca reagì con i propri sistemi di difesa ma l’esercitazione si concluse senza conseguenze. Le ostilità tra gli USA e l’URSS sarebbero ben presto terminate.

Verso la fine della Guerra Fredda: Michail Gorbačëv e lo scioglimento dell’URSS (1991-1992)

Nel 1985 Michail Gorbačëv divenne presidente dell’URSS e in quanto rappresentante di una nuova classe politica si adoperò per cambiare drasticamente la dirigenza del PCUS e più in generale le condizioni dell’Unione. L’obiettivo principale fu quello di rinnovare e liberalizzare il sistema politico ed economico sovietico e rilanciare la distensione con gli USA. I principi che ispirarono la presidenza Gorbačëv furono quello della glasnost, cioè della ‘trasparenza’, e quello della perestrojka, cioè della ‘ristrutturazione’, che avrebbero limitato la corruzione, ripristinato i diritti civili e liberalizzato il mercato.

Gorbačëv si impegnò a ridurre drasticamente le spese militari e scelse una linea di politica estera totalmente diversa: ritirò le truppe dall’Afghanistan nel 1989; ritenne necessario non intervenire più nelle questioni degli Stati satellite; adottò inoltre una politica di disarmo che lo portò a incontrare più volte Reagan e il suo successore, il repubblicano George Bush Senior. Tali decisioni diedero i propri frutti: in ben tre incontri gli USA e l’URSS decisero di seguire una linea di contenimento degli armamenti fino alla firma nel 1989 dell’accordo START I che portò nel 2001 alla rimozione dell’80% circa delle armi nucleari esistenti (l’accordo scadde nel 2009 e fu sostituito nel 2010 dal New START). A Malta nel 1989 i due Presidenti dichiararono che la Guerra Fredda era ormai finita e un anno dopo, nel 1990, Gorbačëv fu insignito del Premio Nobel per la pace.

Il leader sovietico cercò di ricucire i rapporti con la Cina, ormai affermatasi come potenza indipendente, e con la Chiesa, da sempre avversata dal Comunismo: fece per questo una visita ufficiale a Pechino e incontrò Giovanni Paolo II tra il 1989 e il 1990.

La caduta del muro di Berlino (1991)

Gorbačëv non aveva previsto che questa serie di cambiamenti avrebbe portato ben presto al crollo dell’URSS. Le rivoluzioni del 1989, conosciute anche come “autunno delle nazioni”, avvennero proprio in questo clima di rinnovamento: cominciarono in Polonia, in cui già nel 1981 il sindacato Solidarność si oppose al dominio sovietico prima di essere dichiarato illegale, per poi estendersi pacificamente nell’Europa dell’Est (solo in Romania il regime fu stroncato con la violenza giustiziando il capo dello Stato); gli Stati satellite reclamarono così la propria indipendenza, e la ottennero.

Quando nel 1989 il governo ungherese ordinò la rimozione della barriera al confine tra Austria e Ungheria si creò nei fatti una crepa nella cortina di ferro che aveva diviso i due blocchi. I tedeschi dell’Est iniziarono a ricongiungersi a quelli dell’Ovest attraverso l’Ungheria fino a quando non fu annunciato il ripristino della libera circolazione tra le due Germanie; i berlinesi si riversarono così verso il muro di Berlino che iniziò ad essere abbattuto il 9 novembre 1989.

Tutti gli Stati reclamarono la propria indipendenza da Mosca e non venne accettata la proposta di Gorbačëv di mantenere in vita l’URSS come soggetto militare e giuridico nella politica internazionale. Fu così che l’8 dicembre 1991 Russia, Ucraina e Bielorussia firmarono l‘accordo di Belaveža, noto come accordo di Minsk, che sanciva la cessazione dell’URSS come soggetto politico. Il 26 dicembre Gorbačëv rassegnò le dimissioni e tra il 31 dicembre 1991 e il 1 gennaio 1992 la dissoluzione dell’URSS divenne effettiva: dopo un quarantennio di tensioni la Guerra Fredda poteva dirsi conclusa.

Le conseguenze della Guerra Fredda

Le conseguenze della Guerra Fredda riguardano tutti gli aspetti della vita della Russia e degli ex Stati satellite, da quello sociale a quello economico. Dal punto di vista politico il crollo dell’URSS ebbe un notevole impatto sul Comunismo: l’Unione aveva rappresentato un punto di riferimento per i partiti comunisti sin dalla sua fondazione nel 1922. Anni e anni di storia avevano profondamente influenzato le scelte e le strategie dei leader politici, le idee e le visioni dei cittadini che dalla seconda metà degli anni Ottanta furono testimoni di cambiamenti epocali e irreversibili. Il Comunismo non è certo un’ideologia finita, visto che ispira grossomodo le politiche di Stati importanti come la Russia e la Cina, ma lo scioglimento dell’URSS ne ha senz’altro segnato la storia. Da parte loro invece gli USA hanno rafforzato il proprio prestigio e la propria presenza in Occidente anche attraverso la NATO, a cui hanno aderito nuovi Stati membri e che non di rado si è trovata al centro dei conflitti più significativi degli anni successivi (si pensi solo al conflitto tra i russi e gli ucraini).

Lo scioglimento dell’URSS decretò la fine di un intero sistema, anche economico e sociale: l’economia comunista infatti era completamente diversa da quella di stampo capitalista, quindi gli Stati dell’Europa dell’Est, assolutamente più poveri rispetto a quelli del blocco occidentale, dovettero non solo riorganizzarsi politicamente, visto che l’apparato pubblico comunista non avevano più alcuna autorità, ma anche ricostruirsi economicamente. Ancora oggi sono evidenti gli effetti negativi dei piani quinquennali varati dall’URSS e in generale delle sue scelte strategiche; d’altra parte fu lo stesso Gorbačëv, che aveva cercato di rivitalizzare l’economia sovietica, ad ammettere nel suo ultimo discorso come leader che il sistema sovietico era entrato in una crisi irreversibile.

La fine della Guerra Fredda ha permesso poi agli ex stati satellite di inserirsi in un mercato concorrenziale e in un contesto internazionale in cui, nonostante le tante contraddizioni del Capitalismo, la società si confronta non solo con il libero mercato ma anche con un modo diverso di concepire la realtà e di rapportarvisi fatto di uguaglianza, libertà e diritti che i russi avevano negato per un quarantennio.

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Cronologia Guerra Fredda, date importanti ed eventi principali (+PDF)

  • Prima fase: ostilità iniziali e conflitto ideologico
    • 1945 – Conferenza Jalta (sviluppi Seconda Guerra Mondiale, futuro Europa e rapporti internazionali) + conferenza Potsdam (divisione Germania in quattro zone) + nascita ONU;
    • 1946 – Discorso Stalin Mosca (conflitto capitalismo e comunismo) + “cortina di ferro”, Churchill;
    • 1947 – Dottrina “Truman” (contenimento espansione sovietica da parte USA);
    • 1949 – Nascita NATO + blocco Berlino + nascita RFT e RDT;
    • 1950 – Inizio crisi Corea (fine 1953);
    • 1953 – Morte Stalin;
    • 1955 – Patto Varsavia (alleanza URSS e Stati satellite Europa orientale).
  • Seconda fase: disgelo e tentativi coesistenza pacifica
    • 1953 – Presidenza URSS Chruščëv (coesistenza pacifica, crisi con Cina Mao, dimissioni 1964) + presidenza USA Eisenhower (roll back e New Look, fine mandato 1961);
    • 1961 – Presidenza USA John Kennedy (New Frontier) + inizio costruzione muro Berlino;
    • 1962 – Crisi missilistica Cuba (timore nuova guerra nucleare) + Concilio Vaticano II Giovanni XXIII (fine 1964 con Paolo VI);
    • 1963 – Assassinio John Kennedy (succede presidente Johnson prima delle elezioni);
    • 1964 – Inizio guerra in Vietnam (attriti già dal 1954, armistizio 1973, fine 1975) + presidenza URSS Bréžnev (fine 1982) + presidenza USA Johnson (fine mandato 1968);
    • 1968 – Moti Sessantotto + URSS invade Cecoslovacchia (fine Primavera di Praga) + morte Martin Luther King, leader lotta diritti civili afroamericani + morte Robert Kennedy, fratello John Kennedy;
    • 1969 – Presidenza USA Nixon (fine mandato 1972, rieletto per secondo mandato ma dimissioni 1974);
    • 1972 – Trattato SALT I (Nixon e Bréžnev) + viaggio Nixon Cina;
    • 1973 – Crisi petrolifera e guerra Yom Kippur;
    • 1974 – Dimissioni Nixon dopo scandalo Watergate (prima volta storia USA) + presidenza USA Ford (fine mandato 1977).
  • Terza fase: “distensione” e nuove ostilità, scioglimento URSS
    • 1977 – Presidenza USA Carter (fine mandato 1981);
    • 1979 – Seconda crisi petrolifera e rivoluzione iraniana + invasione Afghanistan e inizio guerra russo-afghana (fine 1989) + “dottrina Carter” (difesa interessi Golfo Persico) + saltano accordi SALT II;
    • 1981 – Presidenza USA Reagan (fine mandato 1989);
    • 1983 – Esercitazione Able Archer 83 (timore nuova guerra nucleare);
    • 1985 – Presidenza URSS Gorbačëv (dimissioni 1991);
    • 1989/1990 – Incontri Gorbačëv e papa Giovanni Paolo II (riavvicinamento Chiesa Comunismo);
    • 1989 – Viaggio Gorbačëv Cina (riavvicinamento URSS Cina dopo crisi per coesistenza pacifica con USA) + trattato START I (2010 New START) + “autunno delle nazioni” + abbattimento muro Berlino;
    • 1991 – accordo Minsk + scioglimento URSS.

Riassunto breve Guerra Fredda con schemi e mappe concettuali per ripetere velocemente

La Guerra Fredda fu un conflitto che vide opporsi gli USA e l’URSS dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Fu così definita perché entrambe le superpotenze preferirono non combattere frontalmente per evitare le conseguenze disastrose dell’uso delle armi nucleari. Ciò che avvenne fu uno scontro tra due ideologie, quella capitalista e liberista degli USA e quella comunista dell’URSS.

I primi grandi contrasti iniziarono nel 1946 quando Iosif Stalin a Mosca pronunciò un discorso in cui sostenne che il mondo capitalista e quello comunista sarebbero arrivati presto a uno scontro; nello stesso anno Winston Churchill tenne dinanzi al presidente USA, Harry Truman, il celebre discorso su una “cortina di ferro” che divideva l’Europa in due blocchi, quello occidentale, sotto l’influenza americana, e quello orientale, sotto l’influenza sovietica. Nel 1947 fu proprio Truman a enunciare la sua dottrina, la dottrina “Truman”, secondo cui l’America avrebbe dovuto mettere in campo tutte le proprie energie per contenere l’espansione dell’Unione Sovietica. Il blocco di Berlino del 1949 e la crisi di Corea del 1950-1953 inasprirono i rapporti tra le due potenze. Intanto l’alleanza tra USA ed Europa occidentale si rafforzò con la nascita della NATO nel 1949, quella dell’URSS con l’Europa orientale con la firma del Patto di Varsavia nel 1955; entrambe le alleanze avevano l’obiettivo di dotare il blocco occidentale e il blocco orientale di un sistema difensivo che prevedeva l’intervento degli Stati alleati qualora uno stato membro fosse stato attaccato.

La seconda fase della Guerra Fredda vide gli USA e l’URSS cercare una sorta di dialogo. Alla morte di Stalin nel 1953 il nuovo leader sovietico, Nikita Chruščëv, parlò della necessità della “coesistenza pacifica” tra i due blocchi e spiegò che l’URSS avrebbe potuto diffondere il socialismo senza scontrarsi con gli USA; accusò inoltre Stalin di gestione personalistica e dittatoriale del potere causando una dura reazione da parte della Cina di Mao Tse-tung che non condivise né le accuse a Stalin né l’idea della coesistenza pacifica. Il nuovo presidente americano, Dwight Eisenhower, non sposò affatto la linea di Chruščëv, anzi con il programma roll back si adoperò non solo per contenere l’URSS ma anche per ridimensionarla. Adottò l’atteggiamento di Chruščëv invece il presidente democratico John Kennedy che con la New Frontier varò una serie di riforme socio-economiche volte anche combattere anche la discriminazione razziale nei confronti degli afro-americani.

Nonostante tali idee gli anni Sessanta furono testimoni di due importanti crisi: quella che portò alla costruzione del muro di Berlino (1961), il simbolo della cortina di ferro e della Guerra Fredda, e la crisi missilistica di Cuba (1962) che sembrò il preludio di un nuovo conflitto mondiale. Negli anni Sessanta anche la Chiesa cercò di porsi come soggetto internazionale a tutela della pace con il Concilio Vaticano II indetto da Giovanni XXIII (e terminato nel 1964 con Paolo VI). Furono anni turbolenti: Kennedy fu assassinato nel 1963 e nel 1964 dopo un decennio di attriti scoppiò la guerra in Vietnam, in cui gli USA e l’URSS sostennero due fazioni avversarie. La crisi missilistica di Cuba e le scelte economiche di Chruščëv non piacquero alla dirigenza comunista, tant’è che il leader sovietico fu costretto alle dimissioni e venne sostituito da Leonid Bréžnev nel 1964, quando negli USA a Kennedy subentrò il suo vicepresidente Johnson. La “dottrina Bréžnev” era completamente diversa da quella del suo predecessore poiché egli volle espandere l’influenza dell’URSS in Europa e al di fuori dell’Europa: di qui l’invasione della Cecoslovacchia, che pose fine alla Primavera di Praga nel 1968, e dell’Afghanistan che portò l’URSS in guerra dal 1979 al 1989.

Il Sessantotto fu un anno di grandi cambiamenti segnato non solo dal movimento studentesco che si espanse in tutto il mondo chiedendo un cambiamento radicale della società ma anche dall’assassinio di Martin Luther King, leader della lotta per i diritti civili afroamericani, e dall’uccisione di Robert Kennedy, fratello di John, anch’egli attivista. I due omicidi, uniti alla prosecuzione della guerra in Vietnam che durò fino al 1975, gettarono discredito sugli USA, dove a Johnson subentrò il repubblicano Richard Nixon. Questi cercò una mediazione con l’URSS e firmò il SALT I nel 1972 con Bréžnev per il contenimento delle armi nucleari, tant’è ci si riferisce a questo periodo col termine “distensione”; era previsto anche un secondo accordo, il SALT II, ma l’invasione dell’Afghanistan da parte di Bréžnev convinse il Senato a non ratificarlo. Per l’Occidente fu un periodo di grande difficoltà economica perché nel 1973 e nel 1979 scoppiarono due crisi petrolifere, a causa della guerra dello Yom Kippur e della rivoluzione iraniana, che indebolirono il legame tra gli USA e il blocco occidentale. Nixon intanto fu costretto a dare le dimissioni nel 1974 a seguito dello scandalo Watergate. Gli succedettero il repubblicano Gerald Ford nel 1974 e il democratico Jimmy Carter nel 1977. Dopo l’invasione dell’Afghanistan Carter espose la sua strategia, la cosiddetta “dottrina Carter”: l’America sarebbe intervenuta nel golfo Persico (dunque nell’area dell’Afghanista minacciata dai russi) se fossero stati minacciati i propri interessi.

Dalla fine degli anni Settanta sino alla metà degli anni Ottanta i rapporti tra USA e URSS si incrinarono notevolmente e il clima di “distensione” cedé il posto a nuove ostilità: a Carter successe nel 1981 il repubblicano Ronald Reagan che volle negoziare con l’URSS da una posizione di superiorità senza scendere a compromessi. Fu l’inizio di una sorta di seconda guerra fredda caratterizzata da una nuova corsa agli armamenti; nel 1983 gli USA tennero l’esercitazione Able Archer 83, una simulazione di una possibile escalation nucleare che preoccupò la dirigenza sovietica al punto da spingerla a mettere in moto il suo sistema di difesa: i russi temevano che dietro all’esercitazione si nascondesse un tentativo di attacco missilistico.

Le sorti della guerra cambiarono con l’ascesa al potere nel 1985 di Michail Gorbačëv, leader sovietico appartenente a una nuova dirigenza che cercò di cambiare l’URSS ispirando la sua strategia ai principi di glasnost e perestroika, cioè di ‘trasparenza’ e ‘ristrutturazione’, con i quali cercò di combattere la corruzione, reintrodurre i diritti civili e liberalizzare il mercato. Gorbačëv inoltre decise di non intromettersi nelle questioni degli Stati satellite e di ridurre gli investimenti bellici. La sua condotta gli valse il Premio Nobel per la pace nel 1990: diversi incontri con Reagan e George Bush Senior portarono infatti al graduale disarmo nucleare.

Le decisioni di del leader sovietico furono alla base dell'”autunno delle nazioni”, cioè dei moti di indipendenza dei paesi dell’Europa dell’Est che non tolleravano più l’ingerenza di Mosca. Nel 1989 il governo ungherese diede l’ordine di rimuovere il confine tra l’Ungheria e l’Austria causando una crepa nella cortina di ferro che aveva diviso i due blocchi sin dagli inizi della guerra; così i tedeschi dell’Est e dell’Ovest poterono ricongiungersi varcando i propri confini. Fu dato poi l’ordine di ripristinare le comunicazioni tra Berlino Est e Berlino Ovest e i berlinesi iniziarono ad abbattere il muro. Nel 1991 Gorbačëv propose di mantenere l’URSS come soggetto militare e politico a livello internazionale ma non fu appoggiato e dopo l’accordo di Minsk sullo scioglimento dell’Unione, effettiva nel 1992, diede le dimissioni. La guerra era finita.