Crisi Cuba 1962 riassunto: missili, papa, Guerra Fredda (mappa + PDF)

Questo riassunto sulla crisi di Cuba del 1962 vi permetterà di ripetere velocemente l’argomento e comprendere la sua importanza negli anni della Guerra Fredda, quando le tensioni tra gli USA e l’URSS rischiarono in più occasioni, come questa, di degenerare in un nuovo conflitto mondiale. Dopo la sintesi troverete anche una galleria di mappe concettuali e un PDF sull’argomento. Buono studio!

La crisi missilistica di Cuba nella Guerra Fredda

La crisi missilistica di Cuba giocò un ruolo fondamentale nella Guerra Fredda poiché è uno dei momenti in cui le relazioni tra gli USA e l’URSS peggiorarono a tal punto da far temere una nuova guerra nucleare. La Guerra Fredda è chiamata così perché le tensioni e gli attriti tra l’America e l’Unione non portarono mai a conflitti diretti, visto che un nuovo attacco atomico sarebbe stato catastrofico; questo è uno dei casi in cui invece persino il presidente USA di allora, John Fitzgerald Kennedy, parlò alla nazione dell’eventuale ricorso al nucleare.

La crisi missilistica scoppiò nel 1962, dunque agli inizi degli anni Sessanta, quando era Presidente dell’Unione Sovietica Nikita Chruščëv (pronuncia semplificata Nikìta Krùsciof), il quale aveva parlato sin da subito di “coesistenza pacifica” con l’America; secondo il nuovo leader il Comunismo e il Capitalismo sarebbero potuti coesistere senza rivalità, e ciò non avrebbe danneggiato affatto il Comunismo, la cui diffusione sarebbe potuta avvenire comunque adottando un atteggiamento più moderato. Kennedy aveva la stessa convinzione ma questo non bastò a evitare le due più grandi crisi di quel periodo: la prima, tedesca, che portò alla costruzione del muro di Berlino nel 1961; la seconda, cubana.

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Crisi di Cuba 1962, riassunto breve degli eventi

Prima di passare a un riassunto breve della crisi di Cuba è necessario accennare alla situazione politica dell’isola. Fino agli anni Quaranta Cuba era governata dal dittatore Fulgencio Batista, appoggiato dagli USA, che ne approfittarono per controllare l’economia e le infrastrutture, ritenute importantissime per la sicurezza dagli americani. Il regime fu abbattuto tra gli inizi e la fine degli anni Cinquanta; anche grazie all’aiuto del suo braccio destro, Ernesto Che Guevara, nel 1959 Fidel Castro assunse il potere, appoggiato dalla popolazione e per questo non più ostacolato dall’America. Gli USA lo riconobbero subito come nuovo leader ma non accolsero le sue richieste d’aiuto per lo sviluppo dell’isola.

Castro si adoperò per attuare un programma di stampo comunista basato essenzialmente sulla riforma agraria a favore dei contadini e sulla nazionalizzazione delle raffinerie petrolifere; la scelta di nazionalizzarle danneggiò pesantemente gli Stati Uniti, visto che le proprietà americane nel territorio cubano passarono sotto il controllo dello Stato. L’isola di Cuba fu dunque governata dal Comunismo dopo anni di dittatura capitalista, e cambiò radicalmente le sue relazioni internazionali: i rapporti con l’URSS si rafforzarono mentre quelli con gli americani arrivarono ai minimi storici.

La crisi missilistica di Cuba durò tredici giorni tra il 14 e il 28 ottobre 1962, e iniziò quando la CIA informò il Presidente USA della scoperta fatta da alcuni aerei americani che stavano sorvolando la zona: i sovietici avevano iniziato a installare delle basi missilistiche che avrebbero permesso di colpire le principali città orientali degli Stati Uniti. Tra la diplomazia e la fermezza Kennedy scelse di reagire con decisione intimando a Mosca di ritirare i missili e attuando un blocco navale per evitare che arrivassero altre armi. Il Presidente annunciò alla nazione che l’URSS aveva minacciato esplicitamente la pace e che gli USA avrebbero fatto il possibile per evitare una guerra nucleare ma che l’ipotesi non era da escludere.

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Gli USA e l’URSS riuscirono tuttavia a trovare un accordo: i missili sovietici a Cuba non sarebbero stati installati, gli USA non sarebbero più intervenuti nelle questioni cubane e avrebbero ritirato i missili che avevano già installato in Europa e in Turchia. A questa prima difficilissima fase della Guerra Fredda seguì un periodo di “distensione” in cui vennero firmati importanti accordi sul nucleare e che sembrò portare il mondo verso la pace; solo dalla seconda metà degli anni Ottanta tuttavia le relazioni tra USA e URSS migliorarono davvero fino alla fine della Guerra Fredda.

Crisi di Cuba, il ruolo di papa Giovanni XXIII

Il ruolo di papa Giovanni XXIII nella crisi di Cuba fu importantissimo e fu caldeggiato dallo stesso Kennedy che riteneva il pontefice in grado di cambiare la situazione. Giovanni XXIII mandò così un radiomessaggio agli ambasciatori degli USA e dell’URSS, un appello alla pace, che venne trasmesso il 25 ottobre da Radio Vaticana, tre giorni prima che l’accordo venisse raggiunto. Il papa ebbe generalmente un ruolo di primo piano in questa fase della Guerra Fredda perché il tema della pace fu tra i principali del Concilio Vaticano II che convocò proprio nell’ottobre del 1962.

Crisi di Cuba, riassunto brevissimo con mappa concettuale + PDF

In aggiunta al riassunto breve che avete letto vi proponiamo una mappa concettuale sulla crisi di Cuba in apertura di questo paragrafo e un PDF qui di seguito; vi torneranno senz’altro utili per ripetere ancor più velocemente l’argomento. Di seguito trovate anche un riassunto brevissimo sulla crisi di Cuba limitato ai fatti essenziali.

La crisi missilistica di Cuba scoppiò il 14 ottobre 1962 e durò per tredici giorni fino al 28 ottobre. Fu una delle crisi più significative tra gli USA e l’URSS negli anni Sessanta, quindi nella seconda fase della Guerra Fredda, assieme a quella tedesca che portò alla costruzione del muro di Berlino. I rapporti tra l’America e l’Unione Sovietica degenerarono perché l’URSS aveva installato nell’isola di Cuba dei missili puntati contro la costa orientale degli USA; il presidente Kennedy tenne di lì a poco un discorso alla nazione in cui annunciava che avrebbe fatto il possibile per evitare il ricorso alle armi nucleari ma che tale ipotesi non era più da escludere. Anche grazie all’appello alla pace di papa Giovanni XXIII si giunse a un accordo: l’URSS avrebbe rinunciato ai missili sull’isola e gli USA avrebbero smantellato quelli già installati in Turchia e in Italia evitando inoltre di intromettersi nella politica cubana.

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