Decameron lingua e stile, riassunto: Bembo, sintassi, critica

Il Decameron di Giovanni Boccaccio si presenta come opera innovativa non solo dal punto di vista narrativo, ma anche da quello linguistico. Ricordiamo non tanto il lessico usato dal Trecentista quanto la particolarità della sintassi, e consideriamo soprattutto come Pietro Bembo lo prese in considerazione (almeno in parte) nelle sue Prose della volgar lingua. Sottolineiamo che questa guida alla lingua e allo stile del Decameron può essere utile non solo per verifiche e interrogazioni ma anche per ulteriori approfondimenti sullo scrittore. Veniamo al dunque.

Decameron lingua e stile: premessa sui contenuti dell’opera

La lingua e lo stile del Decameron sono connessi almeno in parte con i contenuti dell’intera narrazione. Cerchiamo di spiegarci. Sappiamo che accanto alle novelle di ispirazione classica vi sono infatti testi incentrati sul tempo dell’autore, attraverso le quali la realtà di un mondo comune entra per la prima vera volta nell’ambito della letteratura italiana: veri uomini in preda a vere passioni diventano i protagonisti delle vicende narrate dal Boccaccio.

Proprio la rappresentazione della vita senza idealizzazioni e mediazioni astratte è il lascito più duraturo del Decameron e la ragione principale della fortuna di cui godrà l’opera. Era inevitabile, con queste premesse, che tale tipologia narrativa influenzasse anche lo stile delle novelle che formano la raccolta: data la varia e ricca natura delle situazioni descritte infatti il linguaggio vi si adegua in modo conseguenziale

Linguaggio e stile Decameron: lo stile medio e il rapporto con Pietro Bembo

Un’ulteriore premessa riguarda il rapporto tra Pietro Bembo e le sue Prose della volgar lingua e il Decameron. Più nel dettaglio nel Cinquecento Bembo stabilirà i criteri dello stile da seguire per la prosa e la poesia, e Boccaccio verrà apprezzato soprattutto il puro ed elegantissimo fiorentino che adopera nella cornice del Decameron. Sottolineiamo: non in tutta l’opera ma solo nella cornice. Qui infatti parla in prima persona con una prosa sintatticamente complessa.

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Nonostante questo Boccaccio si imporrà nel corso della letteratura per il cosiddetto stile medio che sarà ritenuto il suo tratto stilistico più rilevante, quello tipico del suo scrivere. La particolarità di tale stile, elegante e mai banale, risiede nelle possibilità espressive che esso conferisce: lo stile medio infatti permette di raffigurare situazioni realistiche e soprattutto comiche, delle circostanze nelle quali la lingua viene costantemente frammista con espressioni dialettali, doppi sensi e giochi di parole. Anche il lessico si arricchisce di termini nuovi e persino di parole inconsuete, come ad esempio i francesismi nei discorsi tra personaggi (caso emblematico è la novella del Conte d’Anversa).  

Decameron lingua utilizzata: la particolarità della sintassi

Più che nel lessico è nella sintassi che si manifesta la tipicità della scrittura boccacciana, quindi della lingua utilizzata nel Decameron. Oltre al notevole uso di participi e gerundi è soprattutto la collocazione del verbo alla fine della preposizione il tratto sintattico più marcato delle novelle. Come notato da Bruno Migliorini nella sua famosa Storia della lingua italiana, il posizionamento del verbo diventerà uno dei tratti di maggior fascino sugli imitatori cinquecenteschi del Boccaccio

Lingua e stile nel Decameron: la critica letteraria

Mediante le costruzioni linguistiche tipiche dello stile medio Boccaccio riesce a dar voce ad una estesa e differenziata gamma di personaggi, ognuno dei quali appartiene ad un ceto sociale diverso, anticipando così la polifonia linguistica e stilistica che sarà tipica del romanzo moderno. 

Nonostante la lingua del Boccaccio possa apparire meno raffinata e poetica dei grandi nomi che lo hanno preceduto – anche se autori come Dante e Petrarca operarono con fini e rivolgendosi a generi letterari diversi – bisogna sottolineare come lo scrittore abbia adottato uno stile volutamente ampolloso e alle volte contorto che denota una ricerca e una padronanza retorico-stilistica rara nel panorama della letteratura italiana delle origini

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Più di un critico ha per questo fatto presente come la coerenza della scrittura del Boccaccio fosse necessaria agli intenti narrativi. Tra questi spicca Ernesto Giacomo Parodi, e come lui altri acuti conoscitori del Trecentista, come Vittore Branca o Erich Auerbach: tutti riconobbero nell’autore del Decameron un grande innovatore della lingua letteraria italiana oltreché una figura in grado di anticipare tendenze stilistiche e narrative che avrebbero poi fatto parte del nostro modo di intendere la prosa (non mancano, inoltre, esempi di autori stranieri, come Rabelais, che si ispirarono apertamente allo stile e al tono della narrativa del Decameron).